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Berlusconi preoccupato
01.11.2010
Scrive La Repubblica
Interrogato il questore di Milano
Ruby dice: "Non ho paura della giustizia"
L'avvocato della ragazza: "Non ha ricevuto alcuna convocazione per
questa settimana negli uffici del Tribunale milanese e ha solo bisogno
di una boccata d'aria". Indolfi sentito dal pm Boccassini. Ghedini
querela Repubblica
Ruby in discoteca
ROMA - Nel giorno del suo diciottesimo compleanno Ruby, la giovane
marocchina al centro dell'ultima inchiesta scandalo condotta alla
procura di Milano, 1 1 festeggia a Portofino e dice "al Pm dirò quello
che ho già detto, non ho paura della giustizia". Dunque Karima
El Mharoung, questo il nome della giovane marocchina, continua a
mostrare sicurezza mentre il suo avvocato Massimo Dinoia chiede
tranquillità. "Non ha ricevuto alcuna convocazione per questa settimana
negli uffici del Tribunale milanese dice il legale milanese - e ha solo
bisogno di una boccata d'aria".
Richiesta di difficile accoglimento visto il polverone che si è alzato
in particolare sull'intervento a favore della ragazza che era trattenuta
in Questura per un accusa di furto. E proprio su questo aspetto (e di
altro) riferirà il ministro dell'Interno Roberto Maroni mercoledì in
Parlamento. Stamattina, intanto, nella caserma poco distante da
tribunale di Milano è stato ascoltato come testimone il questore
Vincenzo Indolfi (ha partecipato anche Ilda Boccassini come procuratore
aggiunto). Il funzionario, per due ore e un quarto, è stato chiamato a
ricostruire come andarono le cose quella sera del 27 maggio scorso negli
uffici di via Fatebenefrattelli. Due giorni fa erano già stati ascoltati
capo di gabinetto e il commissario capo che seguirono l'identificazione
di Ruby e che ricevettero la telefonata che chiedeva l'immediato
rilascio in quanto la giovane veniva identificata come nipote del
presidente egiziano Hozny Mubarak.
E se dalle stanze della procura non trapela nulla Ruby invece torna a
parlare. "Non significa molto avere compiuto 18 anni, perché io mi sono
sempre sentita donna. Donna e basta, nè bambina, nè ragazza. Donna. E ho
sempre badato a me stessa". Parla con orgoglio, Karima, e spiega: "Di
quello che dice la gente non importa nulla - assicura - possono
chiamarmi come vogliono, darmi dei 'titoli'. In Marocco si dice: chi
pensa a ciò che dice la gente non si riempie il piatto. E io la penso
esattamente così".
La bella marocchina, raggiunta al telefono dall'Agi, dice di trovarsi a
Portofino: "Sono qui, in un posto tranquillo, bellissimo, insieme ai
miei amici, persone che mi vogliono bene. Milano è una città che in
questi giorni è meglio non frequentare..." ironizza la ragazza senza
approfondire meglio il suo pensiero. Karima, assicura, ieri non è stata
sentita dai pm milanesi. Che, per inciso, non teme.
"Io ho già parlato con loro - spiega la giovane - se vorranno risentirmi
lo faranno. Andrò da loro e ripeterò quello che ho già detto. Non ho
altro da aggiungere. E non ho paura della giustizia italiana, nè della
giustizia in genere. Perchè l'unico che può giudicare è Dio". In quanto
all'attesa festa di compleanno, la bella marocchina spiega: "Ho fatto
festa la notte scorsa. Festeggerò stasera e tutti i giorni a venire. E
le settimane a venire. Per me la vita è una festa".
Nel frattempo Niccolò Ghedini, legale del premier e parlamentare Pdl,
annuncia querele a Repubblica. "Mi si accusa 2 2 espressamente di aver
commesso gravi reati quando invece nella massima trasparenza, alla
presenza di colleghi e collaboratori, mi sono limitato a svolgere quelle
attivita che la legge prevede".
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ABUSO di POTERE / 3
Ecco i falsi della Questura. Dopo le pressioni del premier.
Il funzionario non volle firmare verbali. Nella relazione di servizio
dell'assistente di polizia si capisce che le normali procedure sono
state impedite. Nascosta al magistrato del tribunale dei minori
l'identità della ragazza per la quale chiedeva un ricovero sicuro.
di PIERO COLAPRICO e GIUSEPPE D'AVANZO
L'abuso di potere di Berlusconi raggiunge il suo scopo nella notte tra
il 27 e il 28 maggio. Con una menzogna (quella minorenne è nipote di
Hosni Mubarak) e un avvertimento (potrebbe venirne fuori una crisi
internazionale), il presidente del consiglio pretende che la sua
giovanissima amica Karima El Mahroug, alias Karima Heyek, alias Ruby
Rubacuori, 17 anni, accusata di furto, priva di documenti, in fuga dalla
famiglia e scappata da una comunità, sia subito
lasciata libera. E
affidata a una persona di sua fiducia, Nicole Minetti, (foto a destra), che si presenta
come "consigliere regionale della Regione Lombardia con incarico presso
la presidenza del consiglio dei ministri".
Il Cavaliere teme - di quella cubista che ha ospitato ad Arcore in più
occasioni - i ricordi, la lingua lunga, la volubilità: potrebbero questa
volta metterlo davvero nei pasticci. Spaventati e intimiditi dalla
pressione, i funzionari di polizia si fanno complici dell'interferenza
illegale del capo del governo. Aggiustano le carte. Non applicano, come
dovrebbero, le disposizioni del magistrato, che vuole la minorenne
affidata a una comunità protetta. Trafficano tra Milano e Messina per
consegnare Ruby a Nicole Minetti. Come appunto ha chiesto il presidente
del Consiglio alle 23 del 27 maggio, con una telefonata al capo di
gabinetto della questura di Milano, Pietro Ostuni.
Poi, i funzionari di via Fatebenefratelli "nascondono" al sostituto
procuratore Annamaria Fiorillo il fascicolo e - solo per un caso - il
magistrato dei minori riesce a leggerlo parecchi giorni dopo, quando
Ruby viene di nuovo fermata.
L'abuso di potere di Silvio Berlusconi oggi si può raccontare proponendo
anche gli stralci di due documenti e la ricostruzione delle disposizioni
impartite quella notte alla polizia dalla magistratura.
Il primo documento è la relazione di servizio firmata dall'assistente di
polizia Landolfi e dall'agente Ferrazzano della "Volante Monforte bis
del 4° turno" al dirigente del commissariato Monforte-Vittoria il 28
luglio, cioè due mesi dopo un primo rapporto. In questura e in questo
commissariato le voci di quanto è accaduto quella notte si sono
rincorse, provocando un deluso disagio. Un vicequestore ha voluto sapere
come sono andate le cose. Lo raccontano due testimoni diretti. Leggiamo:
Gli agenti ricordano "di aver preso in carico El Mahroug Karima, nata in
Marocco il 01.11.1992" per "procedere al fotosegnalamento della minore e
provvedere alla collocazione della ragazza presso una struttura di
accoglienza per minori". Durante le fasi di quest'operazione,
"l'assistente Landolfi veniva raggiunto di gran corsa, presso gli uffici
della terza sezione, dal commissario capo dott. ssa Giorgia Iafrate, la
quale riferiva di aver ricevuto una comunicazione telefonica da parte
del capo di gabinetto della questura, dott. Ostuni, dove si doveva
lasciar andare la minore e che non andava foto segnalata".
Dunque, c'è un'operazione di pura routine, quella notte uguale a tante
altre. Una minore senza documenti, va identificata e le si deve cercare
un ricovero sicuro. Arriva una telefonata. Di Berlusconi. Il meccanismo
si ferma. La minore deve essere liberata. E non deve restare traccia
negli archivi del suo passaggio. Lo stravagante capovolgimento della
prassi incuriosisce. Leggiamo:
"L'assistente Landolfi chiedeva spiegazioni alla dott. ssa Iafrate. Il
commissario riferiva che, detta telefonata, le era pervenuta da parte
del capo di gabinetto che, a sua volta, era stato contattato
telefonicamente da parte della presidenza presso il consiglio di
ministri, dove era stato specificato che la ragazza fermata era la
nipote del Presidente Moubarach (sic) e quindi doveva essere lasciata
andare. La dott. ssa Iafrate continuava a ricevere numerose telefonate
da parte del capo di gabinetto che sollecitava il rilascio della giovane
donna, poiché egli aveva dato comunicazione alla presidenza del
consiglio dei ministri dell'avvenuto rilascio della ragazza".
Berlusconi non si limita ad abusare del suo potere per chiedere che
subito sia liberata Ruby. Mente sapendo di mentire, quando dice che la
ragazza è la nipote di un capo di Stato. L'inganno gli serve per dare
pressione al funzionario della questura. Suona come una minaccia
all'interesse nazionale. Se non la libera subito, quel funzionario
potrebbe diventare il responsabile di un incidente diplomatico.
Berlusconi deliberatamente lo lascia frollare in quel timore quando
ripete lentamente "lei capisce, vero?, non le dovrebbero sfuggire le
possibili conseguenze". Il capo del governo, alimentata la tensione,
offre la strada per liberare il campo da ogni preoccupazione. Arriverà
da voi presto un consigliere regionale, affidatele la minorenne. Il
piano ha una sua sincronia. Leggiamo:
"... giungeva tramite il centralino del corpo di guardia della questura
comunicazione che all'ingresso erano giunte due amiche della minore, e
cioè la signora Nicole Minetti, consigliere regionale della Regione
Lombardia, con incarico presso la presidenza del consiglio dei ministri
e la inquilina della minore, tale Coincecao Santos Oliveira Michele,
nata il Brasile il 03.05.1978, residente a Milano in via V., che
chiedevano un colloquio con gli operanti per conto della minore. (...)
La signora Minetti si offriva di prendere in affidamento la minore e di
provvedere per ogni necessità a carico della stessa".
Si vedrà soltanto sei ore dopo quanto fosse concreta la disponibilità di
Nicole ad occuparsi della ragazzina. Una volta "esfiltrata" dalla
questura, Nicole l'abbonderà al suo destino di randagia.
Come se avvertissero dietro quell'arrivo improvviso un oscuro pericolo,
i poliziotti ci vanno cauti. Leggiamo:
"Gli operanti chiedevano alla dott. ssa Iafrate se il pm di turno dei
minori era stato informato della nuova situazione. E cioè del fatto che
la ragazza era la nipote del presidente Moubarach (sic) e che la signora
Minetti si era resa disponibile a prendere in affidamento la ragazza. La
dott. ssa Iafrate chiedeva ai sottoscritti di contattare il pm. Il pm
disponeva comunque l'affido della minore a una comunità o la temporanea
custodia della minore presso gli uffici della questura".
Ingannati da Berlusconi, i funzionari trasmettono quell'inganno al
magistrato. Le dicono: è la nipote di un capo di stato, la frenesia che
è stata iniettata dal primo piano della questura, dal capo di gabinetto,
viene rovesciata sulle spalle del sostituto procuratore, immaginando che
quello accetti la rapida soluzione di liberarsi della ragazza,
affidandola al consigliere regionale annunciato dal capo del governo. Ma
il sostituto procuratore non cede di un passo e pretende - capo di Stato
o no - che sia cercato per Ruby un ricovero sicuro o, in alternativa,
una notte in questura. Le insistenze riprendono. Leggiamo:
"L'assistente Landolfi comunicava alla dott. ssa Iafrate quanto disposto
dal pm e la dott. ssa Iafrate contattava telefonicamente il pm e
raggiungeva il seguente accordo, e cioè bisognava avere la copia di un
documento d'identità della minore per poi poterla affidare alla Minetti
e lasciarla andare". Ma qual è l'identità del minore? È la nipote di
Mubarak, come dice Berlusconi, o una randagia, nata in Marocco, da una
famiglia poverissima, come in questura a Milano sanno? Infatti, stando
alle carte, l'ispettore superiore Colletti contatta il commissariato di
Letojanni, Messina, dove abitano i genitori di Ruby, e poi una volante
arriva persino a casa loro, nel cuore della notte. Né il padre né la
madre hanno alcun documento della ragazza. Inutile dire che una ricerca
di questo genere è del tutto fuori dell'ordinario. In nessuna questura
c'è un tale spiegamento di forze per trovare una carta d'identità. Un
po' avventurosamente, il questore di Milano Vincenzo Indolfi ha
sostenuto l'ordinarietà del caso, proprio appellandosi alle lunghe ore
del soggiorno di Ruby in questura. In realtà, il tempo passa per darsi
da fare, al di là di ogni routine, per ottemperare ai requisiti imposti
dal magistrato.
Ritorniamo in questura. Ora l'assistente Landolfi contatta
telefonicamente una casa famiglia, sempre a Messina, che aveva ospitato
Ruby e chiede se conservano copia di un suo documento. La responsabile
della struttura non è in ufficio. Risponde che il giorno dopo lo avrebbe
inviato per fax. A questo punto, viene data per acquisita
l'identificazione della ragazza, grazie alla copia di un documento che
fisicamente non c'è e che forse arriverà. Ma, leggiamo, sembra
sufficiente alla Iafrate, "come da accordi intercorsi con il capo di
gabinetto e il pm di turno, per affidare la minore a Nicole Minetti".
L'imbroglio potrebbe essere alla sua conclusione. Berlusconi ha ottenuto
quello che voleva. Abusando del suo potere, ha ottenuto Ruby.
Quell'imbroglio è un sapore amaro nella bocca di chi è consapevole di
aver aggirato le leggi, e soprattutto violato le regole di una leale
collaborazione istituzionale. Non tutti sono disposti a buttar giù quel
boccone. Leggiamo:
"Si precisa che gli operanti una volta stilato il verbale di affidamento
della minore alla Nicole Minetti, lo sottoponevano per la firma alla
dott. ssa Iafrate, ma questa non lo firmava".
Il trucco è nudo. Vediamo. Il pubblico ministero dei minori indica tre
strade. La prima, una comunità protetta. La seconda, il soggiorno
notturno in questura in attesa di un posto libero in una comunità. Terza
possibilità, identificare Ruby con certezza e affidarla alla consigliera
regionale, in considerazione del fatto - fasullissimo - che è "affine"
di un capo di stato straniero. È questa menzogna, s'indignano ancora
oggi al tribunale dei minori, che viene offerta al sostituto Annamaria
Fiorillo. Un inganno lucido, dicono, perché in questura sanno che Ruby è
marocchina e non egiziana; figlia di un modestissimo ambulante, sempre
in fuga dalle comunità di accoglienza e dall'accusa di essere una ladra
abituale. A nessuno è venuta la voglia di riferire al magistrato le
condizioni di quella famiglia, decisamente contraddittorie rispetto allo
status e ai privilegi del presidente egiziano. Bisogna dunque dar conto
delle ragioni - anzi dello sconcerto - della magistratura dei minori di
Milano.
Il pubblico ministero minorile viene molto spesso chiamato a intervenire
in una situazione d'emergenza. L'intervento è obbligatorio sia se un
minore commette un reato, come per esempio è il caso di Ruby, accusata
di un furto di tremila euro. Sia se si tratta di un "minore non
accompagnato e senza documenti", ed è sempre il caso di Ruby. Sia per
minori con un pregiudizio familiare, che vanno "segnalati
obbligatoriamente", e anche questo è il caso di Ruby. Che può fare il pm
di turno minori, Annamaria Fiorillo, chiamata a dare le prime
disposizioni - sono circa le 19 - e a stabilire che cosa fare di questa
ragazza, se non ordinare di definire se "sia la persona che dice di
essere"? La casa di Milano, dove potrebbe essere il suo passaporto, è
chiusa e Ruby non ha le chiavi. Non resta che passare allo Sdi, il
cervello elettronico che dalle impronte digitali riesce a "leggere"
anche le vite giudiziarie delle persone. E così Ruby ritorna a essere "Karima
El Mahroug", con la sua vita difficile. Quindi, non ci sono dubbi: deve
andare in una comunità "protetta", dove sia "reperibile". "È una
disposizione normale, ribadita a più riprese, ma non viene ottemperata
quella notte", dicono alla procura dei minori.
Annamaria Fiorillo finisce il turno il giorno dopo e non riceve nulla
dalla questura, ovviamente pensa che sia tutto a posto. Ma tutto a posto
non è. Karima è uscita con Nicole Minetti, se n'è andata via insieme con
l'amica Michele Coincecao. Poco tempo dopo, un furibondo litigio tra le
due fa intervenire di nuovo una volante di polizia e Ruby incappa di
nuovo nella rete dei controlli. Nuova identificazione, nuovo verbale,
che si aggiunge ai primi, quelli del 27 maggio, e tutto quanto arriva
sul tavolo di un altro pm della procura minori. Che legge le carte e
sobbalza sulla sedia. Chiama la collega. Avvisano il procuratore capo
dei minori, che a sua volta avvisa il procuratore della repubblica a
palazzo di giustizia. "Ma io non ho mai saputo come avevano descritto il
mio intervento", si lamenta con i colleghi il sostituto Fiorillo. La sua
amarezza è palese e anche in questi giorni tutti i magistrati - le carte
sono chiarissime - confermano una dinamica distorta: "È incredibile che
un pm dia disposizioni su un minore e sembra che non importi a chi le
deve eseguire, noi siamo abituati ad avere a che fare con cittadini che
violano la legge. Ma se a violare la legge è la polizia, si spezza la
fiducia, il principio di legalità viene violato all'interno stesso del
sistema".
È un altro esito di questa vicenda che va afferrato. L'intervento
illegittimo di Berlusconi deforma i comportamenti della polizia, che
rifiuta di rispettare i primi ordini della magistratura. È il mondo che
il capo del governo immagina. Lui è lassù. Decide. L'intera sua vita
privata diventa pubblica. I suoi interessi sono pubblici e pubblica
diventa anche la personalissima urgenza di contenere le pericolose
esuberanze di una giovanissima amica. Manipola accortamente i fatti per
rendere il suo comando meno indigesto. Le burocrazie dello Stato
ubbidiscono. Anche a costo di entrare in conflitto con istituzioni di
controllo come la magistratura. E non solo con quella, e per rendersene
conto bisogna leggere un secondo documento.
È la relazione che la questura di Milano invia al Viminale in questi
giorni, a scandalo scoppiato: sarebbe diventato la bozza dell'intervento
del ministro dell'Interno. Leggiamo:
"... essendo stata identificata la minore e che la stessa aveva dato il
consenso conoscendo la Minetti, si procedeva ad affidare la minore
d'intesa con l'Autorità Giudiziaria".
Una sola frase, due frottole. Uno. Identificata la minore? Come? Con
l'identità stabilita al telefono dal presidente del Consiglio? O con
quella, indiscutibile, assicurata dal cervello elettronico del Viminale?
Egiziana o marocchina? Due. Di quale "intesa con l'autorità giudiziaria"
si discute? Il pubblico ministero ha indicato, come suo dovere, la via
maestra: una comunità protetta, capace di alleggerire il disagio del
minore. Dove finisce Ruby? In mezzo a una strada. E chi ce l'ha
cacciata? Lo stesso tipo che dice oggi di essersi comportato "come un
buon padre di famiglia". In questa storia, tra gli inganni organizzati
da Silvio Berlusconi, 74 anni, quest'ultimo è il più deprimente.
(ha collaborato Massimo Pisa)
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
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polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
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L'abuso di potere / 4
di GIUSEPPE D'AVANZO
È ancora possibile, a volte, distinguere tra ciò che accade e ciò che la
politica narra. Detto in altro modo, separare i fatti dalle
fabbricazioni spettacolari e pubblicitarie del potere che ci trasformano
in passivi consumatori di favole. Il "caso di Ruby" è una di queste
occasioni. Nel calderone si avvistano gli ingredienti primi del sistema
(o regime) berlusconiano: l'abuso di potere e la menzogna. Li troviamo
in coppia, intrecciati - abuso di potere e menzogna - in tutti i
capitoli di questa storia.
Primo capitolo. Berlusconi al telefono. Ruby, da oggi maggiorenne, è una
sua giovanissima amica. Frequenta Villa san Martino ad Arcore. Anima le
serate del Cavaliere. È esuberante, instabile, incapace di tenersi fuori
dai guai. Quando finisce in questura e Ruby lo chiama (o fa chiamare),
il presidente del Consiglio è scosso da un'inquietudine che,
all'esterno, appare irragionevole. Se non fosse il premier, i motivi
della frenesia sarebbero fatti suoi. Governa e il suo stato d'animo
turbato diventa interesse pubblico. A maggior ragione quando, abusando
del suo potere, chiama ripetutamente il capo di gabinetto della questura
di Milano per esigere che la ragazza sia affidata a "un'incaricata della
presidenza del consiglio dei Ministri", Nicole Minetti, invocando con
una menzogna la ragion di Stato: quella ragazza è la nipote del
presidente egiziano Hosni Mubarak.
Secondo capitolo. I trucchi in questura. Messa sotto pressione,
intimidita, la burocrazia adotta il codice che patisce: abuso di potere
e menzogna. È un abuso deformare le prassi consolidate per venire
incontro alle pretese del capo del governo. Ruby è un soggetto fragile.
È una minore, senza famiglia, senza documenti, senza casa, senza fonti
di reddito accertate, imprigionata in un ambiente arrischiato. Il
pubblico ministero chiede che la polizia rintracci una comunità protetta
dove possa essere sempre reperibile. Se non c'è posto, non lasci la
questura: la ragazza deve essere custodita in sicurezza. L'arrivo di
Nicole Minetti, "incaricata della presidenza del consiglio dei
Ministri", non appare una ragione per cambiare idea: una volta
identificata, Ruby dovrà andare in comunità. Ecco allora che, per
rimuovere l'ostacolo della disposizione del magistrato - che è poi
l'ostacolo della legge, è la legalità - burocrati di rango mentono.
Riferiscono al magistrato la menzogna del premier (è la nipote di
Mubarak), poi mentono in proprio. Inventano che il magistrato sia
d'accordo ad affidare Ruby a Nicole Minetti. È una falsità che scrivono
nei loro rapporti interni e nelle relazioni che inviano al capo della
polizia e al ministro dell'Interno.
Terzo capitolo. Gli interrogatori di Ghedini. Abuso di potere e menzogna
si intravedono anche nell'attività dell'avvocato del premier Niccolò
Ghedini. L'entourage di Berlusconi - quello "notturno": Lele Mora, per
fare un nome - sa che Ruby è stata più volte interrogata dalla procura
di Milano in luglio e ancora in agosto. Che cosa ha detto? Ci si può
fidare di quel che racconta quella scapestrata ragazza a Lele Mora e a
sua figlia Diana? E se non dicesse tutto, dopo aver detto troppo o tutto
là dentro, in procura?
Il premier, molto agitato, affida a Niccolò Ghedini il contrattacco
cautelativo. Una segretaria di Palazzo Chigi convoca le giovani ospiti
del premier nello studio legale Vassalli in via Visconti di Modrone a
Milano per affrontare la questione delle "serate del presidente".
Quel che Ghedini ha dunque l'incarico di proteggere sono "le serate" di
Silvio Berlusconi. Deve raccogliere da quelle giovani donne
dichiarazioni giurate che confermino quel che il Cavaliere va dicendo:
si rilassa a volte, come è giusto che sia, ma in cerimonie che non hanno
nulla di scandaloso o perverso. Sono "testimonianze" necessarie per
evitare al premier altro discredito. La procura di Milano indaga per
favoreggiamento della prostituzione Lele Mora, Emilio Fede e Nicole
Minetti. Berlusconi teme che la prostituzione, ipoteticamente favorita
dai suoi tre amici, abbia il teatro proprio a Villa San Martino nelle
"serate rilassanti" che il Cavaliere organizza. Non si rintraccia alcun
reato per il capo del governo. Anche nell'ipotesi peggiore, egli sarebbe
l'"utilizzatore finale", come direbbe Ghedini. Anche se si scoprisse che
le sue ospiti sono minorenni, nessun problema penale: l'utilizzatore non
è tenuto a conoscere l'età della sua ospite. È fuori di dubbio, però,
che se si dimostrasse che la villa del capo del governo è stato il
palcoscenico della prostituzione predisposta dagli indagati l'onore, la
dignità, il decoro del padrone di casa (e utilizzatore finale)
riceverebbero una severa mazzata.
Ecco allora la missione di Ghedini. Interrogare le ragazze, raccogliere
i loro ricordi e lasciarle dire con buon anticipo dell'innocenza di
quelle occasioni. Ghedini può farlo. La sua iniziativa è ineccepibile
perché l'art. 391-nonies del codice di procedura penale regola
"l'attività investigativa preventiva" del difensore "che ha ricevuto
apposito mandato per l'eventualità che si instauri un procedimento
penale". Nell'eventualità che Berlusconi sia indagato, Ghedini già
prepara le prove non solo dell'estraneità del Cavaliere, ma
dell'insussistenza del "fatto". Fin qui, la forma è rispettata, ma la
sostanza della storia può essere ragionevolmente raccontata alla luce
del binomio abuso di potere/menzogna. Occorre un pizzico di senso
comune. Decine di ragazzine, ragazze, giovani donne, che hanno
partecipato ai "bunga bunga" presidenziali, sono convocate - ora
addirittura a Villa San Martino - e trovano Ghedini. L'avvocato chiede:
mi racconta che cosa accade alle serate del presidente? Sono
appuntamenti innocenti o peccaminosi? Si fa sesso? Lei ha fatto sesso
con il presidente? Quelle poverette non hanno né arte né parte. Hanno
una sola ambizione: fare televisione, apparirvi. Sono addirittura in
casa del grande tycoon. Come dire, a un metro dal cielo. Arrivate a quel
punto, potrebbero mai dire una parola storta contro o sul conto del
presidente del Consiglio? In questi interrogatori "preventivi", nella
figura di chi li ottiene, nel luogo stesso in cui si raccolgono, si può
avvertire una violenza, s'avvista un abuso di potere. È concreto il
rischio che possa essere soffocata la libertà morale delle interrogate,
la loro libertà di determinarsi "spontaneamente e liberamente". Come è
ragionevole credere che i loro racconti potrebbero diventare tasselli
della Grande Menzogna che dovrebbe tirar fuori Berlusconi dal pozzo nero
in cui ha voluto cacciarsi. Abuso di potere e menzogna, come sempre.
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www.giornalettismo.com
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il
quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.
“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo
responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no
una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per
favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di
polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta
tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con
l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo:
“Risposte attese
e stringenti doveri”.
C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci
piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute
dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci
interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”.
Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica
è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane
ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il
primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe
codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del
premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla
procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia
avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno
rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e
«procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in
Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente
e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.
DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di
costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come
tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che
Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un
po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di
un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni
tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale
per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno
che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto
Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si
aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la
dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo
potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di
ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio
tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa
qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
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www.polisblog.it
pubblicato il 29 ottobre 2010 alle 07:30 dallo stesso autore - torna
alla home Niente trattamenti di favore per la ragazza marocchina
nonostante le telefonate di Palazzo Chigi. E nessuna parentela con
Mubarak. Oltre all’affidamento a Nicole Minetti.
Pietro Colaprico su Repubblica racconta particolari incredibili sulla
storia di Ruby H.. Come il tentativo di spacciarla per parente di
Mubarak, con tanto di clamorosa smentita dell’ambasciata egiziana.
L’AUDI R8, REGALINO DI FAMIGLIA - La volta che viene fermata perché ha
cinquemila euro in tasca e spiega che non c’è nulla di strano: lei fa
sfilate ed è amica di Lele Mora. Infine, il particolare dell’auto:
Nei verbali milanesi, Ruby aveva raccontato di aver ricevuto in regalo
da Berlusconi un’auto. Ieri, ricostruendo le storie delle feste con «bunga
bunga» ad Arcore e dei soldi, dei gioielli, dell’abito di Valentino,
avevamo omesso di citare il modello dell’auto. Bene. Alle ragazze come
lei, sistemate nella comunità di Sant’Ilario, sui colli della città, che
cosa raccontava Ruby? «Voi non lo sapete, ma Berlusconi mi ha regalato
anche un’Audi R8». Le amiche di chiacchierata l’avevano presa per
un’esagerazione, ma il modello corrisponde al verbale. “Arriviamo, io ed
Emilio Fede, poi Silvio – dice – mi trattiene e nel giardino della villa
mi mostra l’Audi e dice che è per me”.
Ruby sa bene che l’emersione della «connection» (umana, e anche un po’
grottesca) tra lei, scappata dalla casetta di Letojanni, e gli inviti
con grande sfoggio di generosità da parte di Silvio Berlusconi, è
cominciata (ed è anche «sparita») in questura. Era la notte tra il 27 e
il 28 maggio. Cinque mesi fa. Che cos’è dunque successo tra il primo
piano e lo stanzone dei fermati, quando Ruby, accusata di furto, senza
documenti, incontra gli agenti? La moviola delle indagini s’è messa di
nuovo in movimento. E si va avanti fotogramma per fotogramma. La
«pratica Ruby», e cioè la storia burocratica della diciassettenne Karima
(il suo vero nome), residente a Letojanni, figlia di un venditore
ambulante e di una casalinga con la passione per lo spettacolo,
formalmente è a posto. La famiglia, avvertita durante il fermo, di lei
non vuole sapere nulla di nulla. E a prenderla in questura a quel punto
va Nicole Minetti, che però ha fatto sapere proprio ieri di non aver mai
ospitato la ragazza a casa sua.
LA SMENTITA DI BERLUSCONI – Intanto ieri Silvio, dopo il Consiglio
Europeo, ha voluto parlare della storia di Ruby-Karima. “Il bunga bunga
è un’altra cosa, una cosa seria…», ha detto rientrando in albergo dopo
il consiglio europeo scherzando con i giornalisti sull’inchiesta in cui
la giovane Ruby parla del rito del ‘bunga bunga’. «Ho già detto la cosa,
non ho mai fatto interventi di un certo tipo: ho semplicemente segnalato
che c’era una persona che si proponeva per l’affidamento. Tutto qui», ha
poi aggiunto. «Non credo assolutamente attraverso Palazzo Chigi. C’è
solo stata una telefonata per trovare qualcuno che potesse rendersi
disponibile all’affidamento per una persona che ci aveva fatto a tutti
molta pena perchè aveva raccontato a tutti una storia drammatica a cui
noi avevamo dato credito. Tutto qui».
LA COINQUILINA: “SI PROSTITUIVA” - Michelle, modella brasiliana 32enne
che per qualche tempo ha ospitato Ruby a casa sua, racconta al Corriere
anche che la ragazza le ha confessato che si prostituiva. “Adescava
clienti in alcuni bar in zona Buenos Aires”, scrive Gianni Santucci. E
c’è anche altro: Karima cacciata di casa che si vendica accusando
Michelle di averla sfruttata e di averle rubato due borse e una collana
di oro bianco, sequestrate dalla polizia. «Sono mie», taglia corto
Michelle: è indagata.
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Corriere della Sera
Il Pdl, il governo e la paralisi
Il coraggio della verità
Che cos’altro deve succedere perché il Pdl si ricordi di essere, sia pur
allo stato fantasmatico, un’entità che dice di essere un «partito»? Che
cos’altro deve succedere perché i suoi deputati e senatori si accorgano
che continuando così almeno la metà di loro non rivedrà mai più il
Parlamento, e può considerare chiusa la propria carriera politica?
Eppure, che la situazione della maggioranza sia sull’orlo del collasso è
evidente a tutti, così come è altrettanto evidente che di questo passo
rischia di subire un danno irreparabile l’immagine stessa del Paese e
quel poco o tanto che resta del suo rango internazionale.
Non si tratta dell’avventurosa vita notturna del presidente del
Consiglio, della quale egli mostra troppo spesso di sottovalutare i
rischi. Fin dall’inizio ci siamo volenterosamente sforzati di dire che
in fondo (e sia pure entro certi limiti) tutto questo riguardava la sua
vita privata: convinti tra l’altro, come i fatti hanno finora
dimostrato, che non sarebbe stato certo agitando tali argomenti che
l’opposizione sarebbe mai riuscita ad avere la meglio. Né si tratta
della ben nota disinvoltura istituzionale del premier: disinvoltura che
spetterà al magistrato appurare se nell’ultima vicenda della ragazza
marocchina abbia superato o no il confine della legge. No, non si tratta
di tutto questo, o non solo di questo. E neppure tanto della paralisi
dell’azione di governo, che pure è un dato reale. Si tratta del fatto
che negli ultimi mesi è venuta meno nell’esecutivo qualunque capacità di
direzione e di coordinazione, qualunque consapevolezza della quantità e
della gravità dei problemi sul tappeto se non al livello della pura
emergenza. Palazzo Chigi ha perduto la pur minima capacità di ascoltare
e di rappresentare il Paese. L’Italia è — ed ancor più si sente — una
nazione allo sbando. Chi ha la responsabilità di essere stato eletto dal
popolo lo capisce? Ha gli occhi per vederlo?
È dunque inconcepibile che in una situazione del genere non si apra nel
Pdl una discussione approfondita e senza riguardi per nessuno su quello
che sta accadendo. Ripetere, come fanno un po’ tutti i suoi esponenti,
che questo sarebbe il momento di «resistere », di «tener duro», di
«restare uniti», è un vano esercizio retorico da assedio di Forte Alamo.
Nella sostanza è puro nullismo politico. Per giunta all’insegna
dell’ipocrisia, dal momento che è noto a tutti come, tra l’altro,
proprio i «resistenti» più esagitati siano assai spesso quelli che, nei
capannelli e dietro le quinte, vanno poi dicendo le cose peggiori sul
conto del presidente del Consiglio, rivelando e stigmatizzando, quasi
con sudicio compiacimento, le sue défaillance di ogni genere.
Non è più il tempo dei camerieri zelanti e bugiardi. È giunto il tempo
della verità.
Se vuole avere ancora un qualche futuro politico, se non vuole ripetere
in un registro grottesco la tragedia del Partito socialista nel
1992-1993, il Pdl deve dimostrare oggi— oggi o mai più — di volere, e di
potere — essere un organismo politico reale. Fermandosi a considerare la
propria storia e affrontando quei nodi che fin qui non ha mai voluto
affrontare. C’è bisogno di ricordarli? Il ruolo, certamente decisivo ma
a dir poco ingombrante del suo fondatore e capo, di Berlusconi; il modo
di reclutamento e la qualità del suo personale politico, sempre cooptato
e quasi sempre improbabile e raccogliticcio, quasi sempre privo di vera
esperienza e di legami con l’elettorato (e in più di un caso anche di
dubbia o accertata pessima origine); l’assenza patologica al suo interno
di discussione e di decisioni collettive; l’ottuso compiacimento
plebiscitario, il disprezzo plebeo per la costruzione di qualunque
consenso che non sia quello da comizio. E infine il carattere e lo scopo
del proprio programma, del proprio ruolo politico generale. Non si può
campare in eterno sull’abolizione dell’Ici o sull’opposizione virulenta
alla sinistra e alle procure della Repubblica. L’Italia ha bisogno di
qualcos’altro. Di molto altro. Per tutto ciò è inevitabile dispiacere al
Cavaliere? Certamente. Ma il destino di un’ormai lunga e importante
avventura politica oggi si decide su questo e solo su questo: sulla
verità e sul coraggio di dirla.
Ernesto Galli della Loggia
01 novembre 2010
============================================
www.dazebaonews.it
Ruby cambia versione. Berlusconi: "Sono fiero del mio stile di vita"
di Alessandro Ambrosin Dimensione carattere Riduci grandezza carattere
incrementa grandezza carattere Stampa E-mail Comments (1)
Karima Keyek alias Ruby ROMA - Karima Keyek alias Ruby accusa i
giornalisti di aver travisato la sua deposizione e cerca di ritrattare
confidando di essere stata solo una volta ad Arcore, fingendosi una
24enne.
Poi corregge le affermazioni precedenti riguardo alle regalie giunte dal
premier. Avrebbe ricevuto solo una fiammante Audi, 7mila euro in
contanti e una collana firmata Damiani. Berlusconi intanto glissa
sull'argomento e afferma di voler aiutare i bisognosi definendo questa
vicenda immondizia per la stampa. Sul famoso Bunga Bunga, invece,
inizialmente dice che è una barzelletta e poi la fa passare come una
cosa seria. Ma cosa sia esattamente questa sorta di danza tribale
nessuno lo sa. Un mistero. E non contento il premier aggiunge di essere
orgoglioso del suo stile di vita. "Faccio una vita terribile, ho orari
disumani. Io sono - ha precisato - una persona giocosa, se ogni tanto
sento il bisogno di una serata distensiva come terapia mentale per
pulire il cervello da tutte le preoccupazioni, nessuno alla mia età mi
farà cambiare stile di vita del quale vado orgoglioso."
Indubbio la legittimità di fare ciò che si vuole, purchè nello svolgere
certi ruoli prevalga il buon senso e la dovuta etica istituzionale. Non
certo per una forma di ipocrisia morale, bensì perchè stiamo parlando
della quarta carica dello Stato, cioè colui che ci rappresenta tutti,
nessuno escluso.
Tuttavia ormai i riflettori si sono accesi e sono tutti puntati su
questa storia poco chiara anche per i magistrati che stanno cercando di
trovare conferme sulle rivelazioni sconvolgenti della giovane
marocchina.
Una ragazza irrequieta, difficile e dai racconti fantasiosi. Così la
dipinge, invece, il sindaco di Letojanni, il paesino dove dal 2003 Ruby
vive con il padre, la madre e tre fratelli. E come un fiume in piena non
si arrestano nemmeno le dichiarazioni dei politici, tra chi chiede che
l'opposizione presenti una mozione di sfiducia e le dimissioni del
premier e chi, al contrari,o accusa la stampa "comunista" di voler
screditare il cavaliere a tutti i costi attraverso l'uso fantasioso del
gossip. Insomma, siamo all'ennesimo scandalo politico a sfondo sessuale
che inevitabilmente fa tornare alla memoria le parole di Veronica Lario
rilasciate durante un'intervista a Repubblica, quando pubblicamente
chiese la separazione da suo martio Silvio. "Ho cercato di aiutare mio
marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto,
come si farebbe con una persona che non sta bene".
E' indubbio che in seguito allo scandalo delle candidature nel Pdl di
ragazze appariscenti, ma dalla preparazione politica discutibile, dopo
il caso Noemi e quello della escort Patrizia D'Addario, resti viva la
curiosità di scoprire cosa si celi dietro questa vicenda, che se
confermata penalizzerebbe ulteriormente l'immagine di questo paese in
preda alla corruzione. A partire dalla famosa telefonata pervenuta alla
Questura di Milano la sera tra il 27 e il 28 maggio 2009, che
presumibilmente giunse dalla segreteria del Consiglio dei Ministri
affinchè la giovane ragazzina, la quale veniva spacciata come la nipote
del presidente egiziano Mubarak, fosse rilasciata. Se così fosse si
tratterebbe di un vero e proprio abuso di potere. Berlusconi, dal canto
suo, definisce questa notizia una balla colossale e replica ribadendo
che a casa sua ci vanno solo persone per bene.
Ma tanto per bene Ruby non lo era, almeno in quel periodo, visto che era
addirittura accusata di furto. Oppure basta essere una bellissima
ragazza per essere graziata o aiutata dal premier? Sì, perchè Berlusconi
da un lato nega di aver fatto interventi a vantaggio di Ruby, ma poi
afferma di aver segnalato che c'era una persona che si proponeva per
l'affidamento, perchè la storia drammatica di Ruby l'aveva impietosito.
Persona che poi risulterebbe essere Nicole Minetti, l'ex soubrette di
cafè Colorado e igienista personale del premier.
Tuttavia sorge un altro dubbio da chiarire. Da ieri vengono diffuse le
foto della minorenne, mentre balla sul cubo di una discoteca in
atteggiamenti sensuali e provocanti. Possibile che nessuno abbia mai
chiesto alla giovane la carta d'identità? Ruby all'epoca non aveva
neppure compiuto 17 anni e questo per la Legge si chiama sfruttamento
minorile, almeno per quanto concerne le occupazioni che si svolgono
all'interno dei locali notturni. Solo il prossimo primo novembre Karima
compirà 18 anni. E staremo a vedere se anche per lei raggiunta la
maggiore età si apriranno delle porte importanti. Proprio come un
copione che abbiamo già visto
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La repubblica - Bossi
IL GOVERNO
Bossi: "Silvio non doveva chiamare la polizia"
"Poteva telefonare a me o a Maroni"
Il leader del Carroccio tra il serio e l'ironico, poi assicura: "Se il
governo cade la Lega se la cava". "Questi non sono veri scandali, i veri
scandali sono il concorso per notaio: si sono trovati quelli di Roma e
del Sud col tema in mano"
di RODOLFO SALA
Umberto Bossi
PECORARA (Piacenza) - Un po' di fastidio per quella telefonata fatale
fatta dal premier alla questura di Milano, Umberto Bossi lo aveva già
espresso tre giorni fa, durante la segreteria della Lega. Adesso il
Senatùr ci torna su. A modo suo. "Non so niente - risponde a chi gli
chiede se sia ancora arrabbiato - e comunque mi pare non ci sia nulla di
penalmente rilevante; ma è chiaro che la telefonata Berlusconi poteva
farla fare a qualcun altro". Insomma, "quelle cose lì è meglio non
farle", almeno poteva consultarsi. Con chi? E qui il leader del
Carroccio non si sa se scherza o dice sul serio: "Poteva chiamare me,
oppure Maroni...".
Eccolo qui il saluto del ministri delle Riforme alla festa della zucca,
appuntamento che i leghisti tengono ormai da qualche anno a Pecorara,
nel Piacentino. C'è anche Giulio Tremonti, che ha casa da queste parti.
E con il ministro del Tesoro, - indicato come possibile guida di quel
governo tecnico che, almeno a parole, i leghisti dicono di vedere come
fumo negli occhi - sono tutte rose e fiori. L'"amico" Giulio non parla
di politica: "L'unico messaggio che possiamo dare - scherza dal palco -
è che abbiamo la zucca dura". Ma di governo tecnico torna a parlare
Bossi. Per ribadire che la Lega non lo teme affatto, anzi. Certo, un
esecutivo diverso da quello uscito dal voto servirebbe solo "a bloccare
il federalismo". Ma se qualcuno, soprattutto dopo l'ultimo scaldalo che
ha coinvolto il premier, sta spingendo l'acceleratore per fare un
governo nuovo, alla Lega non andrebbe poi così male. Bossi lo dice così,
rispolverando tra l'altro vaghe suggestioni secessioniste: "Noi ce la
caveremmo perché il Nord muoverebbe masse enormi contro il centralismo
italiano". E a quel punto sarebbe naturale per il popolo verde mettere
in dubbio perfino l'appartenenza alla nazione: "Non possiamo stare in
uno Stato così". La deadline del governo sembra fissata a inizio anno:
"Non so se cadrà gennaio, ma per quella data io spero di aver portato a
casa definitivamente il federalismo".
Segue la difesa d'ufficio di Berlusconi, che sarà anche stato incauto
con quella telefonata, ma nulla di più. "I veri scandali - insiste Bossi
- vengono nascosti per colpire Silvio; sono veri scandali quelli
commessi da altri, come nel caso del concorso per diventare notaio: si
sono trovati quelli di Roma e del Sud con il tema già in mano...". C'è
anche un vistoso rimprovero alla presidente di Confindustria
Marcegaglia, che accusa il governo di essere "senza iniziativa", "Uè,
Emma - sbotta il Senatùr - quando ci sono problemi è inutile che tu
aggiunga difficoltà a difficoltà".
Ma sul governo tecnico intervengono altri due pezzi da Novanta della
Lega. Il primo è Roberto Maroni, che da Varese vuole allontanare con
forza l'idea di un dietro front del Carroccio: "Di governo tecnico noi
non abbiamo parlato perché non c'è nessuna possibilità: ce n'è uno in
carica e se questo cade, come abbiamo sempre sostenuto, si deve andare
al voto". Il resto sono solo "invenzioni dei giornali". Poi Roberto
Calderoli, che replica ai nuovi affondi del presidente della Camera: "Se
davvero Gianfranco Fini vuole dare un reale e concreto contributo al
rilancio del Paese, allora sotterri l'ascia di guerra e fumi il calumet
della pace con Berlusconi". E ancora: "Quello che la gente non riesce a
capire non sono le polemiche sulla vita privata del premier, ma perché
una maggioranza come quella uscita dalle urne nel 2008 non sia più
quella di allora". Conclusione di Calderoli: "Ritorniamo a quella
maggioranza e governiamo fino al 2013, oppure andiamo tutti da
Napolitano a chiedergli di staccare la spina e far decidere il popolo
con le elezioni".
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traduttore professionale?

Ma cos'è il "Bunga Bunga"? Non
si sa esattamente. Le due paroline dal suono molto africano sono uscite
dalla bocca della ragazza marocchina Ruby che ai pm di Milano ha
raccontato di feste nella villa di Arcore del presidente del Consiglio,
dove gli ospiti conoscevano le regole di questo "gioco". "Silvio mi
disse che quella formula l'aveva copiata da Gheddafi: è un rito del suo
harem africano", così nei verbali la diciassettenne nord-africana
definisce i dopo-cena con il premier.
Per altri sarebbe legato ai racconti a luci rosse del leader libico
Gheddafi , per altri ancora è un riferimento ad una barzelletta, già
citata da Noemi Letizia nell'aprile 2009 in un'intervista rilasciata al
Corriere del Mezzogiorno. L'allora diciottenne di Casoria, al cui
compleanno partecipò il premier, parlò di una barzelletta raccontatale
dal suo "papi". "Vi sono due ministri del governo Prodi che vanno in
Africa, su un’isola deserta, e vengono catturati da una tribù di
indigeni. Il capo tribù interpella il primo ostaggio e gli propone:
'Vuoi morire o Bunga-bunga?'. Il ministro sceglie: 'Bunga-bunga'. E
viene violentato. Il secondo prigioniero, anche lui messo dinanzi alla
scelta, non indugia e risponde: 'Voglio morire!'. Ma il capo tribù:
'Prima Bunga-bunga e poi morire'". Barzellette a parte, cercando online,
si trova una definizione decisamente erotica del "Bunga bunga". Sta di
fatto che sulla Rete sono iniziati ad apparire i primi video di questa
nuova "danza sexy", diventata il nuovo "waka waka".
Mentre sarebbe solo un "salotto" per il direttore del Tg4 Emilio Fede,
che secondo indiscrezioni dei quotidiani sarebbe indagato per
favoreggiamento alla prostituzione insieme a Lele Mora (a cui avrebbe
presentato Ruby per inserirla nel "giro"). "Di queste cose non so nulla,
- dice Fede - il salotto lo chiamavano così. C’è un salotto a Villa San
Martino con un bar, dove ci si sedeva, si beveva qualcosa, qualche volta
c’era la musica". Ma "bunga bunga non so cosa sia". Fede smentisce la
versione erotico-trasgressiva sulla festa raccontata dalla marocchina
presente con lui, Lele Mora e l’ex igienista dentale del premier e oggi
consigliere regionale lombardo Nicole Minetti. "Questa Ruby - dice Fede
a Radio Città Futura - l’ho forse vista un paio di volte, non so chi
sia, non ho mai avuto rapporti di alcun genere con lei, non l’ho
presentata a Lele Mora, non l’ho presentata a Berlusconi. Le serate a
cui ho partecipato erano nella piena e totale normalità, con questa Ruby
non sono mai andato da nessuna parte, non me lo ricordo affatto di
essere andato con lei in limousine. Certo, ci sono state delle cene dove
ero invitato, ma nessuna festa con ragazze nude, mai vista una persona
nuda da Berlusconi. A Villa San Martino c’erano ragazze che venivano a
cena, ma erano semplici cene, mai con un risvolto di trasgressione".
BERLUSCONI: "SONO UNA PERSONA DI CUORE". Intanto, in occasione della
conferenza stampa ad Acerra sul tema dei rifiuti, Berlusconi ha risposto
alla domanda di una giornalista sul fatto che la presidenza del
Consiglio avrebbe favorito il rilascio di Ruby in un commissariato di
Milano dopo che era stata arrestata per un furto di denaro in un
appartamento in cui era stata ospitata da tre ragazze. A venirla a
prelevare in commissariato sarebbe stata Nicole Minetti. "Io sono una
persona di cuore e quindi mi occupo dei problemi delle persone. - ha
risposto Berlusconi - Ma qui sto parlando di spazzatura vera, della
spazzatura mediatica non mi occupo, la lascio a voi". Poi, quando il
sottosegretario Bertolaso stava per intervenire, il premier lo ha
stoppato e ha detto: "Facciamo come ad Annozero: su domande, insulti e
altre sconcezze, da parte mia contraddittorio zero".
RUBY: "SONO AMAREGGIATA, MIA VERITA' MANIPOLATA". E’ possibile
rintracciare fotografie e articoli che testimoniano la presenza di
Emilio Fede nella giuria di un concorso di bellezza, a Sant'Alessio
Siculo, nel settembre 2009, cui partecipa anche Ruby. Alcuni articoli di
giornali locali, ad esempio, citano “l'egiziana Ruby H.”, sedicenne, che
abita a Letojanni, nel messinese, come vincitrice del titolo ragazza
Capo Sant'Alessio. Intanto, dopo una mattinata in cui si sono succedute
precisazioni, prese di distanza e richieste di chiarimenti, lei si
difende: “Sono amareggiata, la mia verità è stata manipolata”.
SU FACEBOOK LA SUA FOTO: "RUBY RUBACUORI". "Ruby? Certo che me la
ricordo. E come si fa a dimenticare una come lei: molto appariscente,
molto, molto scosciata, quasi in mutande, quando in discoteca faceva la
ragazza immagine o meglio non so se si imbucava. A me aveva detto che
aveva 18 anni". Maurizio Piperissa, fotografo di eventi di Genova, è
quello che ha immortalato Ruby Rubacuori, così la ragazza di origine
marocchina si firma su Facebook, sul profilo del social network. E la
foto, scattata da Piperissa, è mozzafiato: un bianco e nero dove l'unica
traccia di colore sono le labbra rosso vermiglio della procace minorenne
ritratta in guepiere. "Venerdì scorso - spiega Piperissa - ero in una
discoteca molto nota e Ruby era lì a ballare, non so se ingaggiata come
ragazza immagine oppure se si era imbucata".
LA DIFESA DEI MINISTRI GELMINI E
FRATTINI Stamani tocca ai
ministri dell'Istruzione Mariastella Gelmini, e degli Esteri, Franco
Frattini, difendere Silvio Berlusconi, escludendo ipotesi di dimissioni
e di conseguente governo tecnico. "Ogni sei mesi ne tirano fuori una del
genere, che si dimostra ogni volta basata solo su falsità. si vede che
non imparano dagli errori, perché il presidente è sempre uscito
rafforzato da questi bagni di fango, come dimostrano le elezioni. se
vanno avanti così avremo Berlusconi premier per i prossimi dieci anni",
ha detto stamani Gelmini. "Fini ha sbagliato due volte, perché è
presidente della Camera e dovrebbe essere imparziale e perché è sembrato
un attacco personale", aggiunge Gelmini. Frattini è allineato e
definisce "difficile che un siffatto scenario [altro governo magari con
un nome indicato da Berlusconi] si realizzi". E sulle parole di Fini
dice: "Si convinca che l'instabilità permanente non giova a nessuno".
Frattini nega qualunque preoccupazione da parte delle cancellerie
straniere. "No, chiedono informazioni sulle possibili elezioni
anticipate, sugli strappi di mezza estate della maggioranza. Chiedono
conto del continuo stillicidio che riguarda la stabilità di governo, che
è un valore per un Paese". CASO RUBY: GLI SVILUPPI DELL'INCHIESTA
La questura di Milano ha gestito la vicenda Ruby seguendo
"tutte le regole, le norme e le prassi" e, dunque, "non c'è nulla da
eccepire" al comportamento degliuomini e delle donne che erano in
servizio la notte del 27maggio, quando il premier Silvio Berlusconi
telefonò in via Fatebenefratelli interessandosi alla vicenda della
giovane marocchina, fermata poco prima con l'accusa di furto. Il
ministro dell'Interno Roberto Maroni difende l'operato della polizia,
anche se non spiega fino in fondo tutti i punti che ancora restano da
chiarire, primo tra tutti il perchè Ruby sia stata affidata al
consigliere regionale Nicole Minetti nonostante - come hanno confermato
anche oggi fonti giudiziarie - dal tribunale dei minorenni non fosse
arrivata l'autorizzazione.
Il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini ha sentito come
testimone l'ex questore Vincenzo Indolfi per far luce su quanto accaduto
negli uffici di via Fatebenefratelli nella notte tra il 27 e il 28
maggio scorsi, quando Ruby venne trattenuta e poi affidata alla
consigliera regionale Nicole Minetti.
Quella notte arrivò una telefonata da Palazzo Chigi in
cui si sosteneva che la ragazza era nipote del presidente egiziano
Mubarak e si segnalava l'arrivo della consigliera regionale Minetti che
si era offerta di prendere in affido la giovane.
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