Berlusconi, il caso Ruby, tutto sul caso Ruby, abuso di potere, nipote di Mubarak, Protezione dei minori


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Destati!

Italia, destati!

Povera Italia addormentata!

NO!
Non ci
meritiamo

 

 
un premier così!
Svegliamoci!

Silvio Berlusconi, l'Italia
che conta non ti vuole!

Mara Carfagna
Ma per favore!
NO!

 

 

 

Non ti vogliamo come ministro!
per le Pari Opportunità

Mara Carfagna

La lotta ai fannulloni

 

 

 

NO!

Renato Brunetta

Un bel lacchè

Che squadra!

 

 

 

 

NO!

Maria Stella Gelmini

Che squadra!

 


Non servono parole

NO!

Roberto Calderoli

Troppo amica di Dell'Utri

 

 

 

NO!

Stefania Prestigiacomo

Che squadra!

 

 

NO!

Ignazio La Russa

Che squadra!

 

 

NO!

Angelino Alfano

Che squadra!

 

 

 

NO!

Carlo Giovanardi

Umberto Bossi

Un altro che dalla vita ha imparato poco!

 

...e quindi diciamo:
NO!

Bossi, Nemmeno il Nord ti vuole più

Errore giudiziario fu!

 

 

 

 

 

Marcello Dell'Utri, Iddu!

Che squadra!

 

 

Gabriella, giù le mani
da Internet, che non ne
capisci niente!


 

NO!
Fai qualcosa che sai fare con maggior maestria

Gabriella Carlucci

Che squadra!

 

 

NO!

Daniela Santanchè

 

Che squadra!

 

 

NO!

 

Paolo Romani
Tutto sul caso Ruby
Scrive l'Avvenire

2 novembre 2010 - POLEMICA & POLITICA
Una battuta di Berlusconi scatena una nuova polemica
Una battuta all’inaugurazione del Salone del motociclo alla Fiera di Milano apre un nuovo, pesante, fronte di polemica politica. «Avrei da sistemare una certa Ruby in uno di questi stand....», ha detto scherzando Silvio Berlusconi. E poi: il caso Ruby è una tempesta di carta, «è meglio essere appassionati di belle ragazze che gay».
Nel suo discorso Berlusconi ha toccato anche altri punti: «Non leggete più i giornali: vi imbrogliano. Alla fine verrà fuori che non è stato altro che un atto di solidarietà che mi sarei vergognato di non fare, e invece l'ho fatto, lo faccio continuamente perché sono fatto così da sempre". Poi ha proseguito su temi più seri. «Il governo intende ripresentare al Parlamento una legge per regolamentare le intercettazioni”. La legge conterrà tre punti: «L’utilizzo di questo strumento dovrà essere limitato al terrorismo internazionale, alle organizzazioni criminali, alla pedofilia e agli omicidi; le intercettazioni non potranno essere prodotte come prove né dalla accusa né dalla difesa; chi pubblicherà il testo di intercettazioni dovrà subire un fermo del suo media da 3 a 30 giorni". Infine "il governo ha ancora la maggioranza e andrà fino alla fine della legislatura. Per il Paese - ha aggiunto - sarebbe una cosa terribile affrontare una campagna elettorale".

LE REAZIONI
Una battuta "gratuita" e "volgare", portatrice di una mentalità maschilista arretrata, che offende "non solo le persone omosessuali ma anche le donne" e per la quale Berlusconi si deve scusare. Così Paolo Patanè, presidente nazionale dell'Arcigay, commenta quanto detto dal presidente del Consiglio dei ministri stamani a Rho, dove ha sostenuto che "è meglio essere appassionati di belle ragazze che gay". "Il posto ideale per Berlusconi non è certo palazzo Chigi ma una bettola di periferia. Oggi, infatti, abbiamo avuto l'ennesima prova dell'inadeguatezza del signor Silvio Berlusconi a ricoprire il ruolo di presidente del Consiglio. Berlusconi vive ancora nell'età della pietra, anzi, è peggio: vive nell'era delle discriminazioni razziali, sessuali, etniche e religiose", scrive in una nota dell'Idv, Antonio Di Pietro. Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato: "Un presidente del Consiglio che, di fronte alla crisi del suo governo e di fronte a vicende personali che potrebbero portarlo a subire accuse per abuso di potere, non riesce ad avere comportamenti e atteggiamenti consoni al ruolo che ricopre, ma trova modo e maniera di fare dichiarazioni offensive e volgari nei confronti delle donne e dei gay, di attaccare la stampa, di ritornare, udite, udite, sulla vicenda delle intercettazioni, è un uomo che non è all'altezza di governare il nostro Paese".

LA NUOVA INCHIESTA: FESTE E DROGA
Un vertice tra il procuratore Francesco Messineo, l'aggiunto Teresa Principato e i pm Marcello Viola e Geri Ferrara che indagano su presunti festini a luci rosse a base di droga a cui avrebbero partecipato uomini dell'entourage del premier Silvio Berlusconi si è svolto negli uffici della Procura di Palermo. La riunione è stata convocata dopo la pubblicazione della notizia dell'inchiesta da parte della stampa. A parlare della vicenda ai magistrati è stata la "pentita" Perla Genovesi, arrestata per traffico di droga internazionale. La donna, ora ai domiciliari, ed ex assistente parlamentare di un senatore del Pdl, ha raccontato di aver presentato una escort, sua amica, a Renato Brunetta quando questi non era ministro e di aver saputo dalla ragazza, che tramite il politico aveva conosciuto altri personaggi importanti ed era stata invitata a feste a base di sesso e coca a cui avrebbero partecipato uomini del premier. I magistrati di Palermo hanno valutato di inviare ai colleghi milanesi le dichiarazioni della collaboratrice, arrestata nel luglio scorso in un'operazione antidroga. Il trasferimento del fascicolo sarebbe determinato dalla competenza a indagare dei magistrati milanesi che si stanno occupando in questi giorni dell'inchiesta per sfruttamento della prostituzione che coinvolge la giovane marocchina Ruby. Le rivelazioni di Perla Genovesi, che riferisce il racconto di un'amica cubista, nota come "Nadia", sui festini hard, sarebbero state confermate dalla stessa escort, che ha 28 anni, interrogata nei giorni scorsi dai magistrati


1 novembre 2010
“Inaccettabile abuso di potere, Berlusconi ha dei doveri”
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
e stringenti doveri”.

C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.

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L'analisi. Caso Ruby, il bluff del Cavaliere
Tra Procura e finto affidamento
di PIERO COLAPRICO E GIUSEPPE D'AVANZO

30 ottobre 2010

NON è successo niente, vuol fare credere Berlusconi. È vero, telefona al capo di gabinetto della questura di Milano, lo fa per tirare fuori dai guai la sua giovanissima amica marocchina. È accusata ancora una volta di furto, ma è persecutorio vedere in questa mossa un abuso di potere, perché poi le regole in questura sono state rispettate fino in fondo, no? Dunque, nessun illegalismo. Karima Heyek, 17 anni, "alias Ruby Rubabaci", alias "Ruby Rubacuori", doveva essere affidata a qualcuno e Berlusconi ha soltanto indicato, come un buon padre di famiglia, come una persona di buon cuore, a chi affidare la minorenne (che, fino a quel momento, pensava fosse maggiorenne).

Prima di intervenire su quel funzionario, il Cavaliere si è preoccupato di spedire in via Fatebenefratelli una sua amica, Nicole Minetti, 25 anni, igienista dentale diventata consigliere regionale. È questo che, raccontando una menzogna e ipotizzando un iperbolico incidente internazionale, chiede alle 23 del 27 maggio il premier al capo di gabinetto: affidate la ragazza, che è nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak al consigliere regionale, che tra qualche minuto sarà da voi.

Ora qui s'incontra una prima incoerenza. Nicole Minetti, in tutte le dichiarazioni di queste ore, sostiene di non aver mai ospitato in casa sua Ruby.

"Conosco Ruby come conosco numerose altre persone del mondo televisivo. Ci tengo a precisare che con la signorina Ruby non ho rapporti di amicizia, né l'ho mai ospitata in casa mia". Quindi, delle due l'una. O Ruby è stata affidata alla Minetti e Nicole non ha assolto al suo impegno. Oppure Ruby non è mai stata affidata effettivamente alla Minetti. Lei è soltanto uno "schermo", l'asso truccato che il Cavaliere gioca nella sua affannosa partita.

C'è un unico luogo dov'è possibile sciogliere il dilemma. E' la riservatissima procura dei minori di Milano. Le regole prevedono infatti che sia il sostituto procuratore di turno, interpellato dalla polizia, ad autorizzare il rilascio del minore: per indirizzarlo in un luogo preciso e protetto, o sotto la tutela di una persona affidabile. La risposta che si raccoglie al tribunale dei minori sul "caso Ruby" è questa: va controllato se le disposizioni che quella notte il sostituto procuratore dà alle forze di polizia sono state rispettate.

Già porre in questi termini la questione rivela che c'è quanto meno una possibile sconnessione tra le indicazioni di quella notte del sostituto procuratore e le mosse di chi decide, alle 2 del 28 maggio, di lasciare andare via la diciassettenne Ruby con Nicole Minetti. Una Ruby che finirà poi in una specie di porto di mare, di quei posti che terrorizzano i buoni padri di famiglia: la casa di una ragazza brasiliana dall'incerto mestiere, incapace - per usare le formule del tribunale dei minori - di offrire la tutela doverosa e necessaria. Anzi, Ruby e la coinquilina si accapiglieranno per una gelosia sessuale con tale violenza da rendere necessario l'intervento degli agenti d'una volante per "lite in condominio", come si legge nella relazione di servizio.

Il tableau giustifica una prima approssimata radiografia dell'abuso di potere di Silvio Berlusconi. A cominciare da una bizzarria. E' irragionevole e anomalo che il premier telefoni personalmente al capo di gabinetto di via Fatebenefratelli nella notte tra il 27 e 28 maggio per tirare fuori dai guai l'amica minorenne accusata di furto. C'è un eccesso d'urgenza nel suo intervento precipitoso. Un'angosciosa pena. Una concitazione che, nelle ore successive, travolgerà la routine della questura di Milano per riaffiorare nelle forme dell'apprensione oggi, quando i protagonisti affastellano contraddittorie ricostruzioni della loro amicizia con Ruby. Che cosa spinge Berlusconi a muoversi direttamente? Che cosa teme? Senza nessun moralismo, ci si può chiedere: possibile che il capo del governo, che vuole proteggere una giovanissima amica che si è messa nei guai, non abbia accanto nessuno, a Palazzo Chigi, al ministero dell'Interno, nel suo staff ristretto che sbrighi affari border line di quel tipo, con la telefonata giusta al numero giusto? Sembra incredibile, ma pare di no.

Chi conosce il Cavaliere sostiene che si è mosso da solo "perché è sempre ghe pensi mi". Sembra troppo che il superomismo del Cavaliere si eserciti con un evento in apparenza alquanto trascurabile. Forse l'evento non è trascurabile, per il Cavaliere. E c'è chi avanza un'altra ipotesi: il premier vede materializzarsi, con la presenza di Ruby in questura, il fantasma che i suoi consiglieri più affidabili gli hanno da tempo annunciato. Prima o poi, qualcuna di queste amiche ti tradirà.

Ruby ha tutte le caratteristiche per combinare un pasticcio catastrofico per il premier (e non è affatto detto che questo non stia accadendo). Parla troppo. E' fantasiosa. Ha un talento particolare a confondere e mescolare il vero con il falso. Ma è sufficientemente intrigante e si fa voler bene. E' ragionevole che sia questa leva che spinge Berlusconi a muoversi in prima persona e con irruenza. Nella relazione che è stata consegnata al ministro dell'Interno, Roberto Maroni, si legge anche l'ora e la modalità dell'intervento del capo del governo, che avviene a poche ore dalla lite in strada tra Ruby e la ballerina trentunenne Caterina P., che lavora con l'agenzia Lele Mora.

L'amica del premier le ha rubato 3mila euro, è andata via da casa sua con due anellini e le magliette della ragazza. E Caterina P., che alle 18.15 l'ha riconosciuta in un centro benessere di corso Buenos Aires, chiama il 113 "per fare arrestare la ladra. Ruby - racconta la bruna Caterina - sale su un taxi, che segue la volante, e io che non ho nemmeno un euro vado a piedi per fare la denuncia. Non vedrò più Ruby, né so ancora oggi delle indagini sul furto, si sono dimenticati tutti dei soldi trafugati a me da quella lì, una da paura, veniva a cercarla certa gente che ho i brividi ancora adesso". Non è, insomma, Ruby esattamente la "brava gente" che frequenta le ville e i palazzi del premier, secondo il premier.

Ora c'è un nodo ben stretto da sciogliere. Chi ha avvisato il presidente del consiglio del fermo di Ruby? Si conosce la versione della ragazza: al momento dell'intervento della polizia nel centro benessere è presente un'amica comune, che allerta Nicole Minetti. Questa ricostruzione è però contraddetta dalla Minetti: non conosco così bene Ruby, in realtà è stato Berlusconi a chiamarmi e a dirmi di andare in via Fatebenefratelli. E' una versione che ne sostiene un'altra che si raccoglie in questura: ai minori noi non togliamo il telefono cellulare. Può essere dunque stata Ruby a telefonare direttamente al capo del governo. Un'ipotesi non stramba perché Ruby ha certamente il numero del caposcorta di Berlusconi: nelle indagini della procura milanese - i tabulati sono stati richiesti già da tempo - ci sono i riscontri di molte telefonate tra i due cellulari.

Ricapitoliamo. Tra le 18.15 (Ruby arriva in questura) e le 23 (Berlusconi parla con il capo di gabinetto) comincia una partita a due. Ruby è nei guai, si rivolge all'amico Silvio. Silvio si attiva. Chiama Nicole Minetti. Le ordina di andare in questura.

E' un'ora prima di mezzanotte quando, come ha anticipato il Corriere della Sera, il capo di gabinetto della questura di Milano riceve una telefonata dal "caposcorta" di Berlusconi. L'ufficiale si limita a presentarsi e ad annunciare al funzionario che gli sta per passare il capo del governo. Ora è Berlusconi che parla. Quel che gli dice, il Cavaliere lo ripete in queste ore in pubblico: "Ho voluto dare aiuto a una persona che poteva essere consegnata non a una comunità o alle carceri, che non è una bella cosa, ma data in affidamento. Siccome mi aveva rappresentato un quadro di vita a dir poco tragico, l'ho aiutata. Tutto qui".

Berlusconi vuole dimostrare che il suo intervento è stato trascurabile, forse inutile. Non si accorge di confessare la sua vera intenzione: cambiare le carte in tavola. Determinare un esito diverso da quel che egli temeva potesse essere, immaginava dovesse essere: la ragazza ristretta in una comunità, o addirittura in gattabuia. E' questo l'incubo del Cavaliere, quella notte. Come avrebbe potuto reagire quella ragazza imprevedibile, che tre mesi prima era stata con lui alla festa di San Valentino ad Arcore? E che, ancora a marzo, aveva passato la notte a Villa San Martino? Che cosa avrebbe potuto raccontare? Che cosa si sarebbe potuta inventare? Meglio metterla al sicuro. Meglio piazzarle accanto una persona di fiducia, in grado di controllarne le mattane. Berlusconi sceglie Nicole Minetti, una sua creatura, inventata dal niente da lui e che a lui deve tutto.

La questura di Milano e, non c'è dubbio, il ministro dell'Interno in Parlamento (risponderà a un question time) sosterranno che "sono state eseguite tutte le ordinarie procedure previste dal protocollo per i casi di rintraccio di persona minorenne. Solo dopo che la questura ebbe accertata la mancanza di posti presso le comunità della zona, dopo l'autorizzazione del magistrato competente e con il consenso della giovane marocchina, ella fu affidata alla signora Minetti". Né poteva essere diversamente, se si dà retta a Berlusconi. Che dice: "Non ho influenzato assolutamente nessuno. Non avrei potuto pensare di esercitare un potere che non ho. Tra l'altro tutti sanno che in Italia il primo ministro non ha nessun potere". Come se fosse del tutto trascurabile per un funzionario dello Stato - nel nostro caso, il capo di gabinetto della questura di Milano - ricevere nel cuore della notte la telefonata del presidente del consiglio che gli chiede se è in stato di fermo una "egiziana" e se la si può affidare a una signora che presto arriverà lì, "da voi", magari senza lasciare traccia del passaggio della ragazza. Quindi nessuna foto, nessun verbale. Berlusconi ridimensiona. In fondo, che avrò fatto mai?, domanda.

Che cosa succede in questura tra le 23 (Berlusconi chiama) e le 2.00 (Ruby esce) lo si conosce leggendo le relazioni di servizio, oggi nel fascicolo dei pubblici ministeri che indagano per sfruttamento della prostituzione Lele Mora, Emilio Fede, Nicole Minetti. Raccontano gli agenti: la giovane funzionaria di turno nella centrale operativa arriva trafelata nel corridoio del piano terra, dove si affaccia l'ufficio del "Fotosegnalamento". Secondo la prassi, Ruby deve appoggiare le dita sulla lastra fotografica che si collega al Cerved, il cervellone del ministero dell'Interno. Questa semplice operazione consente agli agenti di dare un'identità a chi è sprovvisto - come lei - di documenti ed è stato già ospite - come lei - di una questura italiana. Consente di conoscere in tempo reale quali sono i precedenti penali e se - come lei - ci si è allontanati da una casa-famiglia. La relazione inviata al ministro Maroni conferma che questo protocollo è stato rispettato. Quel che non è chiaro nel soggiorno di Ruby in questura non è il rispetto formale delle procedure, ma l'esito delle procedure. Qui affiora più di qualche dubbio. Che nesso c'è tra una marocchina minorenne con residenza a Letojanni, Messina, scappata dalla comunità La Glicine per farsi randagia di lusso a Milano, accusata di furto in più d'una occasione, e nientemeno che - parola del presidente - la nipote dell'egiziano Hosni Mubarak? E' un fatto che questa storia del prestigioso e fasullo legame familiare non viene raccontato alla procura dei minori. E' un fatto che quella notte la polizia interpella il sostituto di "turno minori", più volte. E' un fatto, però, che quelle disposizioni, in quelle ore, saranno com'è prassi soltanto orali. Diventeranno rapporto scritto il giorno successivo. E' un fatto che la procura della Repubblica ha acquisito questo documento per verificare se c'è una corretta corrispondenza tra le disposizioni impartite a voce tra il 27 e 28 maggio dal magistrato alla polizia e quel che effettivamente la questura ha fatto. Tasto dolente è sempre il ruolo di Nicole Minetti, alla quale - come abbiamo visto - la polizia affida Ruby, ma che una volta in strada se ne lava le mani.

Una volta in strada Nicole, sostiene Ruby, non si comporta come il consapevole affidatario che si deve occupare di lei. Nicole è lì perché c'è stata mandata: ora sono passate le due e Nicole ha soltanto un'ultima faccenda da spicciare. Deve chiamare Berlusconi, che l'ha spedita lì, aggiornarlo su quanto accaduto, rassicurarlo che Ruby non gli è ostile, anzi gli è riconoscente. Silvio rabbonisce la ragazza: ti voglio bene anche se non sei egiziana e non sei maggiorenne. Come dire, non ce l'ho con te, ti voglio ancora bene anche se mi hai mentito. Addirittura sulla nazionalità. Peggio, sull'età. L'asso truccato calato dal premier ha fatto la sua parte nel gioco affannoso di quella notte anche se la questura, forse avventurosamente, ancora oggi si ostina a sostenere che Nicole Minetti sia stata l'affidataria della minorenne marocchina. Nella prossima settimana, si verrà a capo della questione. In fondo, non è un'operazione complicata. La procura di Milano dovrà confrontare le disposizioni del sostituto procuratore dei minori e i verbali e le condotte della polizia. Sullo sfondo, i tabulati delle telefonate ricevute e fatte dagli attori di questa storia che è meno cristallina di quanto vuol far credere il Cavaliere e ha solo una certezza: l'abuso di potere che ha deformato il lavoro della polizia.

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Nicole Minetti


Karima Heyek, alias Ruby Rubacuori
Ruby

Emilio Fede e La Gregoraci

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Berlusconi preoccupato


01.11.2010
Scrive La Repubblica

Interrogato il questore di Milano
Ruby dice: "Non ho paura della giustizia"
L'avvocato della ragazza: "Non ha ricevuto alcuna convocazione per questa settimana negli uffici del Tribunale milanese e ha solo bisogno di una boccata d'aria". Indolfi sentito dal pm Boccassini. Ghedini querela Repubblica
Ruby in discoteca
ROMA - Nel giorno del suo diciottesimo compleanno Ruby, la giovane marocchina al centro dell'ultima inchiesta scandalo condotta alla procura di Milano, 1 1 festeggia a Portofino e dice "al Pm dirò quello che ho già detto, non ho paura della giustizia". Dunque Karima
El Mharoung, questo il nome della giovane marocchina, continua a mostrare sicurezza mentre il suo avvocato Massimo Dinoia chiede tranquillità. "Non ha ricevuto alcuna convocazione per questa settimana negli uffici del Tribunale milanese dice il legale milanese - e ha solo bisogno di una boccata d'aria".

Richiesta di difficile accoglimento visto il polverone che si è alzato in particolare sull'intervento a favore della ragazza che era trattenuta in Questura per un accusa di furto. E proprio su questo aspetto (e di altro) riferirà il ministro dell'Interno Roberto Maroni mercoledì in Parlamento. Stamattina, intanto, nella caserma poco distante da tribunale di Milano è stato ascoltato come testimone il questore Vincenzo Indolfi (ha partecipato anche Ilda Boccassini come procuratore aggiunto). Il funzionario, per due ore e un quarto, è stato chiamato a ricostruire come andarono le cose quella sera del 27 maggio scorso negli uffici di via Fatebenefrattelli. Due giorni fa erano già stati ascoltati capo di gabinetto e il commissario capo che seguirono l'identificazione di Ruby e che ricevettero la telefonata che chiedeva l'immediato rilascio in quanto la giovane veniva identificata come nipote del presidente egiziano Hozny Mubarak.

E se dalle stanze della procura non trapela nulla Ruby invece torna a parlare. "Non significa molto avere compiuto 18 anni, perché io mi sono sempre sentita donna. Donna e basta, nè bambina, nè ragazza. Donna. E ho sempre badato a me stessa". Parla con orgoglio, Karima, e spiega: "Di quello che dice la gente non importa nulla - assicura - possono chiamarmi come vogliono, darmi dei 'titoli'. In Marocco si dice: chi pensa a ciò che dice la gente non si riempie il piatto. E io la penso esattamente così".

La bella marocchina, raggiunta al telefono dall'Agi, dice di trovarsi a Portofino: "Sono qui, in un posto tranquillo, bellissimo, insieme ai miei amici, persone che mi vogliono bene. Milano è una città che in questi giorni è meglio non frequentare..." ironizza la ragazza senza approfondire meglio il suo pensiero. Karima, assicura, ieri non è stata sentita dai pm milanesi. Che, per inciso, non teme.

"Io ho già parlato con loro - spiega la giovane - se vorranno risentirmi lo faranno. Andrò da loro e ripeterò quello che ho già detto. Non ho altro da aggiungere. E non ho paura della giustizia italiana, nè della giustizia in genere. Perchè l'unico che può giudicare è Dio". In quanto all'attesa festa di compleanno, la bella marocchina spiega: "Ho fatto festa la notte scorsa. Festeggerò stasera e tutti i giorni a venire. E le settimane a venire. Per me la vita è una festa".

Nel frattempo Niccolò Ghedini, legale del premier e parlamentare Pdl, annuncia querele a Repubblica. "Mi si accusa 2 2 espressamente di aver commesso gravi reati quando invece nella massima trasparenza, alla presenza di colleghi e collaboratori, mi sono limitato a svolgere quelle attivita che la legge prevede".

 

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Da: www.repubblica.it - ABUSO di POTERE / 3
Ecco i falsi della Questura. Dopo le pressioni del premier. Il funzionario non volle firmare verbali. Nella relazione di servizio dell'assistente di polizia si capisce che le normali procedure sono state impedite. Nascosta al magistrato del tribunale dei minori l'identità della ragazza per la quale chiedeva un ricovero sicuro.
di PIERO COLAPRICO e GIUSEPPE D'AVANZO

L'abuso di potere di Berlusconi raggiunge il suo scopo nella notte tra il 27 e il 28 maggio. Con una menzogna (quella minorenne è nipote di Hosni Mubarak) e un avvertimento (potrebbe venirne fuori una crisi internazionale), il presidente del consiglio pretende che la sua giovanissima amica Karima El Mahroug, alias Karima Heyek, alias Ruby Rubacuori, 17 anni, accusata di furto, priva di documenti, in fuga dalla famiglia e scappata da una comunità, sia subito lasciata libera. E affidata a una persona di sua fiducia, Nicole Minetti, (foto a destra), che si presenta come "consigliere regionale della Regione Lombardia con incarico presso la presidenza del consiglio dei ministri".
Il Cavaliere teme - di quella cubista che ha ospitato ad Arcore in più occasioni - i ricordi, la lingua lunga, la volubilità: potrebbero questa volta metterlo davvero nei pasticci. Spaventati e intimiditi dalla pressione, i funzionari di polizia si fanno complici dell'interferenza illegale del capo del governo. Aggiustano le carte. Non applicano, come dovrebbero, le disposizioni del magistrato, che vuole la minorenne affidata a una comunità protetta. Trafficano tra Milano e Messina per consegnare Ruby a Nicole Minetti. Come appunto ha chiesto il presidente del Consiglio alle 23 del 27 maggio, con una telefonata al capo di gabinetto della questura di Milano, Pietro Ostuni.
Poi, i funzionari di via Fatebenefratelli "nascondono" al sostituto procuratore Annamaria Fiorillo il fascicolo e - solo per un caso - il magistrato dei minori riesce a leggerlo parecchi giorni dopo, quando Ruby viene di nuovo fermata.
L'abuso di potere di Silvio Berlusconi oggi si può raccontare proponendo anche gli stralci di due documenti e la ricostruzione delle disposizioni impartite quella notte alla polizia dalla magistratura.

Il primo documento è la relazione di servizio firmata dall'assistente di polizia Landolfi e dall'agente Ferrazzano della "Volante Monforte bis del 4° turno" al dirigente del commissariato Monforte-Vittoria il 28 luglio, cioè due mesi dopo un primo rapporto. In questura e in questo commissariato le voci di quanto è accaduto quella notte si sono rincorse, provocando un deluso disagio. Un vicequestore ha voluto sapere come sono andate le cose. Lo raccontano due testimoni diretti. Leggiamo:
Gli agenti ricordano "di aver preso in carico El Mahroug Karima, nata in Marocco il 01.11.1992" per "procedere al fotosegnalamento della minore e provvedere alla collocazione della ragazza presso una struttura di accoglienza per minori". Durante le fasi di quest'operazione, "l'assistente Landolfi veniva raggiunto di gran corsa, presso gli uffici della terza sezione, dal commissario capo dott. ssa Giorgia Iafrate, la quale riferiva di aver ricevuto una comunicazione telefonica da parte del capo di gabinetto della questura, dott. Ostuni, dove si doveva lasciar andare la minore e che non andava foto segnalata".

Dunque, c'è un'operazione di pura routine, quella notte uguale a tante altre. Una minore senza documenti, va identificata e le si deve cercare un ricovero sicuro. Arriva una telefonata. Di Berlusconi. Il meccanismo si ferma. La minore deve essere liberata. E non deve restare traccia negli archivi del suo passaggio. Lo stravagante capovolgimento della prassi incuriosisce. Leggiamo:
"L'assistente Landolfi chiedeva spiegazioni alla dott. ssa Iafrate. Il commissario riferiva che, detta telefonata, le era pervenuta da parte del capo di gabinetto che, a sua volta, era stato contattato telefonicamente da parte della presidenza presso il consiglio di ministri, dove era stato specificato che la ragazza fermata era la nipote del Presidente Moubarach (sic) e quindi doveva essere lasciata andare. La dott. ssa Iafrate continuava a ricevere numerose telefonate da parte del capo di gabinetto che sollecitava il rilascio della giovane donna, poiché egli aveva dato comunicazione alla presidenza del consiglio dei ministri dell'avvenuto rilascio della ragazza".
Berlusconi non si limita ad abusare del suo potere per chiedere che subito sia liberata Ruby. Mente sapendo di mentire, quando dice che la ragazza è la nipote di un capo di Stato. L'inganno gli serve per dare pressione al funzionario della questura. Suona come una minaccia all'interesse nazionale. Se non la libera subito, quel funzionario potrebbe diventare il responsabile di un incidente diplomatico. Berlusconi deliberatamente lo lascia frollare in quel timore quando ripete lentamente "lei capisce, vero?, non le dovrebbero sfuggire le possibili conseguenze". Il capo del governo, alimentata la tensione, offre la strada per liberare il campo da ogni preoccupazione. Arriverà da voi presto un consigliere regionale, affidatele la minorenne. Il piano ha una sua sincronia. Leggiamo:
"... giungeva tramite il centralino del corpo di guardia della questura comunicazione che all'ingresso erano giunte due amiche della minore, e cioè la signora Nicole Minetti, consigliere regionale della Regione Lombardia, con incarico presso la presidenza del consiglio dei ministri e la inquilina della minore, tale Coincecao Santos Oliveira Michele, nata il Brasile il 03.05.1978, residente a Milano in via V., che chiedevano un colloquio con gli operanti per conto della minore. (...) La signora Minetti si offriva di prendere in affidamento la minore e di provvedere per ogni necessità a carico della stessa".

Si vedrà soltanto sei ore dopo quanto fosse concreta la disponibilità di Nicole ad occuparsi della ragazzina. Una volta "esfiltrata" dalla questura, Nicole l'abbonderà al suo destino di randagia.
Come se avvertissero dietro quell'arrivo improvviso un oscuro pericolo, i poliziotti ci vanno cauti. Leggiamo:
"Gli operanti chiedevano alla dott. ssa Iafrate se il pm di turno dei minori era stato informato della nuova situazione. E cioè del fatto che la ragazza era la nipote del presidente Moubarach (sic) e che la signora Minetti si era resa disponibile a prendere in affidamento la ragazza. La dott. ssa Iafrate chiedeva ai sottoscritti di contattare il pm. Il pm disponeva comunque l'affido della minore a una comunità o la temporanea custodia della minore presso gli uffici della questura".

Ingannati da Berlusconi, i funzionari trasmettono quell'inganno al magistrato. Le dicono: è la nipote di un capo di stato, la frenesia che è stata iniettata dal primo piano della questura, dal capo di gabinetto, viene rovesciata sulle spalle del sostituto procuratore, immaginando che quello accetti la rapida soluzione di liberarsi della ragazza, affidandola al consigliere regionale annunciato dal capo del governo. Ma il sostituto procuratore non cede di un passo e pretende - capo di Stato o no - che sia cercato per Ruby un ricovero sicuro o, in alternativa, una notte in questura. Le insistenze riprendono. Leggiamo:
"L'assistente Landolfi comunicava alla dott. ssa Iafrate quanto disposto dal pm e la dott. ssa Iafrate contattava telefonicamente il pm e raggiungeva il seguente accordo, e cioè bisognava avere la copia di un documento d'identità della minore per poi poterla affidare alla Minetti e lasciarla andare". Ma qual è l'identità del minore? È la nipote di Mubarak, come dice Berlusconi, o una randagia, nata in Marocco, da una famiglia poverissima, come in questura a Milano sanno? Infatti, stando alle carte, l'ispettore superiore Colletti contatta il commissariato di Letojanni, Messina, dove abitano i genitori di Ruby, e poi una volante arriva persino a casa loro, nel cuore della notte. Né il padre né la madre hanno alcun documento della ragazza. Inutile dire che una ricerca di questo genere è del tutto fuori dell'ordinario. In nessuna questura c'è un tale spiegamento di forze per trovare una carta d'identità. Un po' avventurosamente, il questore di Milano Vincenzo Indolfi ha sostenuto l'ordinarietà del caso, proprio appellandosi alle lunghe ore del soggiorno di Ruby in questura. In realtà, il tempo passa per darsi da fare, al di là di ogni routine, per ottemperare ai requisiti imposti dal magistrato.

Ritorniamo in questura. Ora l'assistente Landolfi contatta telefonicamente una casa famiglia, sempre a Messina, che aveva ospitato Ruby e chiede se conservano copia di un suo documento. La responsabile della struttura non è in ufficio. Risponde che il giorno dopo lo avrebbe inviato per fax. A questo punto, viene data per acquisita l'identificazione della ragazza, grazie alla copia di un documento che fisicamente non c'è e che forse arriverà. Ma, leggiamo, sembra sufficiente alla Iafrate, "come da accordi intercorsi con il capo di gabinetto e il pm di turno, per affidare la minore a Nicole Minetti".
L'imbroglio potrebbe essere alla sua conclusione. Berlusconi ha ottenuto quello che voleva. Abusando del suo potere, ha ottenuto Ruby. Quell'imbroglio è un sapore amaro nella bocca di chi è consapevole di aver aggirato le leggi, e soprattutto violato le regole di una leale collaborazione istituzionale. Non tutti sono disposti a buttar giù quel boccone. Leggiamo:
"Si precisa che gli operanti una volta stilato il verbale di affidamento della minore alla Nicole Minetti, lo sottoponevano per la firma alla dott. ssa Iafrate, ma questa non lo firmava".

Il trucco è nudo. Vediamo. Il pubblico ministero dei minori indica tre strade. La prima, una comunità protetta. La seconda, il soggiorno notturno in questura in attesa di un posto libero in una comunità. Terza possibilità, identificare Ruby con certezza e affidarla alla consigliera regionale, in considerazione del fatto - fasullissimo - che è "affine" di un capo di stato straniero. È questa menzogna, s'indignano ancora oggi al tribunale dei minori, che viene offerta al sostituto Annamaria Fiorillo. Un inganno lucido, dicono, perché in questura sanno che Ruby è marocchina e non egiziana; figlia di un modestissimo ambulante, sempre in fuga dalle comunità di accoglienza e dall'accusa di essere una ladra abituale. A nessuno è venuta la voglia di riferire al magistrato le condizioni di quella famiglia, decisamente contraddittorie rispetto allo status e ai privilegi del presidente egiziano. Bisogna dunque dar conto delle ragioni - anzi dello sconcerto - della magistratura dei minori di Milano.

Il pubblico ministero minorile viene molto spesso chiamato a intervenire in una situazione d'emergenza. L'intervento è obbligatorio sia se un minore commette un reato, come per esempio è il caso di Ruby, accusata di un furto di tremila euro. Sia se si tratta di un "minore non accompagnato e senza documenti", ed è sempre il caso di Ruby. Sia per minori con un pregiudizio familiare, che vanno "segnalati obbligatoriamente", e anche questo è il caso di Ruby. Che può fare il pm di turno minori, Annamaria Fiorillo, chiamata a dare le prime disposizioni - sono circa le 19 - e a stabilire che cosa fare di questa ragazza, se non ordinare di definire se "sia la persona che dice di essere"? La casa di Milano, dove potrebbe essere il suo passaporto, è chiusa e Ruby non ha le chiavi. Non resta che passare allo Sdi, il cervello elettronico che dalle impronte digitali riesce a "leggere" anche le vite giudiziarie delle persone. E così Ruby ritorna a essere "Karima El Mahroug", con la sua vita difficile. Quindi, non ci sono dubbi: deve andare in una comunità "protetta", dove sia "reperibile". "È una disposizione normale, ribadita a più riprese, ma non viene ottemperata quella notte", dicono alla procura dei minori.

Annamaria Fiorillo finisce il turno il giorno dopo e non riceve nulla dalla questura, ovviamente pensa che sia tutto a posto. Ma tutto a posto non è. Karima è uscita con Nicole Minetti, se n'è andata via insieme con l'amica Michele Coincecao. Poco tempo dopo, un furibondo litigio tra le due fa intervenire di nuovo una volante di polizia e Ruby incappa di nuovo nella rete dei controlli. Nuova identificazione, nuovo verbale, che si aggiunge ai primi, quelli del 27 maggio, e tutto quanto arriva sul tavolo di un altro pm della procura minori. Che legge le carte e sobbalza sulla sedia. Chiama la collega. Avvisano il procuratore capo dei minori, che a sua volta avvisa il procuratore della repubblica a palazzo di giustizia. "Ma io non ho mai saputo come avevano descritto il mio intervento", si lamenta con i colleghi il sostituto Fiorillo. La sua amarezza è palese e anche in questi giorni tutti i magistrati - le carte sono chiarissime - confermano una dinamica distorta: "È incredibile che un pm dia disposizioni su un minore e sembra che non importi a chi le deve eseguire, noi siamo abituati ad avere a che fare con cittadini che violano la legge. Ma se a violare la legge è la polizia, si spezza la fiducia, il principio di legalità viene violato all'interno stesso del sistema".

È un altro esito di questa vicenda che va afferrato. L'intervento illegittimo di Berlusconi deforma i comportamenti della polizia, che rifiuta di rispettare i primi ordini della magistratura. È il mondo che il capo del governo immagina. Lui è lassù. Decide. L'intera sua vita privata diventa pubblica. I suoi interessi sono pubblici e pubblica diventa anche la personalissima urgenza di contenere le pericolose esuberanze di una giovanissima amica. Manipola accortamente i fatti per rendere il suo comando meno indigesto. Le burocrazie dello Stato ubbidiscono. Anche a costo di entrare in conflitto con istituzioni di controllo come la magistratura. E non solo con quella, e per rendersene conto bisogna leggere un secondo documento.
È la relazione che la questura di Milano invia al Viminale in questi giorni, a scandalo scoppiato: sarebbe diventato la bozza dell'intervento del ministro dell'Interno. Leggiamo:
"... essendo stata identificata la minore e che la stessa aveva dato il consenso conoscendo la Minetti, si procedeva ad affidare la minore d'intesa con l'Autorità Giudiziaria".
Una sola frase, due frottole. Uno. Identificata la minore? Come? Con l'identità stabilita al telefono dal presidente del Consiglio? O con quella, indiscutibile, assicurata dal cervello elettronico del Viminale? Egiziana o marocchina? Due. Di quale "intesa con l'autorità giudiziaria" si discute? Il pubblico ministero ha indicato, come suo dovere, la via maestra: una comunità protetta, capace di alleggerire il disagio del minore. Dove finisce Ruby? In mezzo a una strada. E chi ce l'ha cacciata? Lo stesso tipo che dice oggi di essersi comportato "come un buon padre di famiglia". In questa storia, tra gli inganni organizzati da Silvio Berlusconi, 74 anni, quest'ultimo è il più deprimente.
(ha collaborato Massimo Pisa)

“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
e stringenti doveri”.

C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
e stringenti doveri”.

C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
e stringenti doveri”.

C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
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C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
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“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
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C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

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“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
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C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

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“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
e stringenti doveri”.

C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
e stringenti doveri”.

C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
e stringenti doveri”.

C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
e stringenti doveri”.

C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
e stringenti doveri”.

C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
e stringenti doveri”.

C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
e stringenti doveri”.

C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
e stringenti doveri”.

C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
e stringenti doveri”.

C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
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C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
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C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
e stringenti doveri”.

C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
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L'abuso di potere / 4
di GIUSEPPE D'AVANZO

È ancora possibile, a volte, distinguere tra ciò che accade e ciò che la politica narra. Detto in altro modo, separare i fatti dalle fabbricazioni spettacolari e pubblicitarie del potere che ci trasformano in passivi consumatori di favole. Il "caso di Ruby" è una di queste occasioni. Nel calderone si avvistano gli ingredienti primi del sistema (o regime) berlusconiano: l'abuso di potere e la menzogna. Li troviamo in coppia, intrecciati - abuso di potere e menzogna - in tutti i capitoli di questa storia.

Primo capitolo. Berlusconi al telefono. Ruby, da oggi maggiorenne, è una sua giovanissima amica. Frequenta Villa san Martino ad Arcore. Anima le serate del Cavaliere. È esuberante, instabile, incapace di tenersi fuori dai guai. Quando finisce in questura e Ruby lo chiama (o fa chiamare), il presidente del Consiglio è scosso da un'inquietudine che, all'esterno, appare irragionevole. Se non fosse il premier, i motivi della frenesia sarebbero fatti suoi. Governa e il suo stato d'animo turbato diventa interesse pubblico. A maggior ragione quando, abusando del suo potere, chiama ripetutamente il capo di gabinetto della questura di Milano per esigere che la ragazza sia affidata a "un'incaricata della presidenza del consiglio dei Ministri", Nicole Minetti, invocando con una menzogna la ragion di Stato: quella ragazza è la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak.

Secondo capitolo. I trucchi in questura. Messa sotto pressione, intimidita, la burocrazia adotta il codice che patisce: abuso di potere e menzogna. È un abuso deformare le prassi consolidate per venire incontro alle pretese del capo del governo. Ruby è un soggetto fragile. È una minore, senza famiglia, senza documenti, senza casa, senza fonti di reddito accertate, imprigionata in un ambiente arrischiato. Il pubblico ministero chiede che la polizia rintracci una comunità protetta dove possa essere sempre reperibile. Se non c'è posto, non lasci la questura: la ragazza deve essere custodita in sicurezza. L'arrivo di Nicole Minetti, "incaricata della presidenza del consiglio dei Ministri", non appare una ragione per cambiare idea: una volta identificata, Ruby dovrà andare in comunità. Ecco allora che, per rimuovere l'ostacolo della disposizione del magistrato - che è poi l'ostacolo della legge, è la legalità - burocrati di rango mentono. Riferiscono al magistrato la menzogna del premier (è la nipote di Mubarak), poi mentono in proprio. Inventano che il magistrato sia d'accordo ad affidare Ruby a Nicole Minetti. È una falsità che scrivono nei loro rapporti interni e nelle relazioni che inviano al capo della polizia e al ministro dell'Interno.

Terzo capitolo. Gli interrogatori di Ghedini. Abuso di potere e menzogna si intravedono anche nell'attività dell'avvocato del premier Niccolò Ghedini. L'entourage di Berlusconi - quello "notturno": Lele Mora, per fare un nome - sa che Ruby è stata più volte interrogata dalla procura di Milano in luglio e ancora in agosto. Che cosa ha detto? Ci si può fidare di quel che racconta quella scapestrata ragazza a Lele Mora e a sua figlia Diana? E se non dicesse tutto, dopo aver detto troppo o tutto là dentro, in procura?
Il premier, molto agitato, affida a Niccolò Ghedini il contrattacco cautelativo. Una segretaria di Palazzo Chigi convoca le giovani ospiti del premier nello studio legale Vassalli in via Visconti di Modrone a Milano per affrontare la questione delle "serate del presidente".

Quel che Ghedini ha dunque l'incarico di proteggere sono "le serate" di Silvio Berlusconi. Deve raccogliere da quelle giovani donne dichiarazioni giurate che confermino quel che il Cavaliere va dicendo: si rilassa a volte, come è giusto che sia, ma in cerimonie che non hanno nulla di scandaloso o perverso. Sono "testimonianze" necessarie per evitare al premier altro discredito. La procura di Milano indaga per favoreggiamento della prostituzione Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti. Berlusconi teme che la prostituzione, ipoteticamente favorita dai suoi tre amici, abbia il teatro proprio a Villa San Martino nelle "serate rilassanti" che il Cavaliere organizza. Non si rintraccia alcun reato per il capo del governo. Anche nell'ipotesi peggiore, egli sarebbe l'"utilizzatore finale", come direbbe Ghedini. Anche se si scoprisse che le sue ospiti sono minorenni, nessun problema penale: l'utilizzatore non è tenuto a conoscere l'età della sua ospite. È fuori di dubbio, però, che se si dimostrasse che la villa del capo del governo è stato il palcoscenico della prostituzione predisposta dagli indagati l'onore, la dignità, il decoro del padrone di casa (e utilizzatore finale) riceverebbero una severa mazzata.

Ecco allora la missione di Ghedini. Interrogare le ragazze, raccogliere i loro ricordi e lasciarle dire con buon anticipo dell'innocenza di quelle occasioni. Ghedini può farlo. La sua iniziativa è ineccepibile perché l'art. 391-nonies del codice di procedura penale regola "l'attività investigativa preventiva" del difensore "che ha ricevuto apposito mandato per l'eventualità che si instauri un procedimento penale". Nell'eventualità che Berlusconi sia indagato, Ghedini già prepara le prove non solo dell'estraneità del Cavaliere, ma dell'insussistenza del "fatto". Fin qui, la forma è rispettata, ma la sostanza della storia può essere ragionevolmente raccontata alla luce del binomio abuso di potere/menzogna. Occorre un pizzico di senso comune. Decine di ragazzine, ragazze, giovani donne, che hanno partecipato ai "bunga bunga" presidenziali, sono convocate - ora addirittura a Villa San Martino - e trovano Ghedini. L'avvocato chiede: mi racconta che cosa accade alle serate del presidente? Sono appuntamenti innocenti o peccaminosi? Si fa sesso? Lei ha fatto sesso con il presidente? Quelle poverette non hanno né arte né parte. Hanno una sola ambizione: fare televisione, apparirvi. Sono addirittura in casa del grande tycoon. Come dire, a un metro dal cielo. Arrivate a quel punto, potrebbero mai dire una parola storta contro o sul conto del presidente del Consiglio? In questi interrogatori "preventivi", nella figura di chi li ottiene, nel luogo stesso in cui si raccolgono, si può avvertire una violenza, s'avvista un abuso di potere. È concreto il rischio che possa essere soffocata la libertà morale delle interrogate, la loro libertà di determinarsi "spontaneamente e liberamente". Come è ragionevole credere che i loro racconti potrebbero diventare tasselli della Grande Menzogna che dovrebbe tirar fuori Berlusconi dal pozzo nero in cui ha voluto cacciarsi. Abuso di potere e menzogna, come sempre.

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“Caro Silvio, inventati qualche giustificazione migliore”, dice il quotidiano dei vescovi, nel suo editoriale di oggi.

“C’è un punto nodale. Ed è se Silvio Berlusconi, in qualità di primo responsabile del potere esecutivo della Repubblica, abbia operato o no una inconcepibile pressione indebita sulla Questura di Milano per favorire una ragazza minorenne in stato di fermo, inducendo le forze di polizia a violare alcune regole”: la questione, secondo l’Avvenire, sta tutta qui. Sul caso Ruby il giornale dei vescovi si schiera con l’editoriale odierno del direttore, Marco Tarquinio, dal titolo: “Risposte attese
e stringenti doveri”.

C’E’ REATO? – Necessaria premessa, dal quotidiano della Cei: “Non ci piace guardare dal buco della serratura. E del personale stato di salute dei nostri politici – come dei dati sensibili di chiunque – ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario”. Ciononostante, “lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”. Perciò, bisogna mettere alcuni puntini sulle i. Il primo punto, quello principale, sfiora la natura penale: potrebbe codificarsi una figura di reato per abuso di potere, se le azioni del premier nei confronti di Ruby, fatta liberare per sua pressione dalla procura di Milano, fossero confermate. “Il premier nega che questo sia avvenuto, e nelle ultime quarantott’ore i tutori dell’ordine hanno rivendicato ripetutamente di aver fatto tutto secondo «prassi» e «procedure». Mercoledì prossimo il ministro dell’Interno riferirà in Parlamento e non ci attendiamo nulla di meno di una risposta esauriente e definitiva”: staremo a vedere, dice Avvenire.

DECORO PUBBLICO – “Ma c’è anche un punto di costume, che è anche di costume pubblico”, e non semplicemente un comportamento privato, come tale irrilevante: qua il discorso attiene alle motivazioni che Berlusconi ha addotto per giustificare la sua vita fatta un po’ così, un po’ sregolata. “Amo la vita, amo le donne – ha detto ieri a margine di un importantissimo vertice internazionale –. Lavoro moltissimo e, ogni tanto, sento il bisogno di una serata distensiva, di una terapia mentale per pulire il cervello… Fa parte della mia personalità e non c’è nessuno che può farmi cambiare uno stile di vita di cui sono convinto“, ha detto Berlusconi. Ebbene: “Noi siamo convinti che l’Italia e gli italiani si aspettino da chi siede al vertice delle istituzioni dello Stato la dimostrazione di sentirsi gravato, oltre che di un indubbio e legittimo potere, di stringenti doveri. Sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che si rappresenta sono quelli minimi. E riguardano il linguaggio tanto quanto lo «stile di vita»”. Sarebbe a dire: caro Silvio, inventa qualche giustificazione migliore. Così non ci siamo.
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pubblicato il 29 ottobre 2010 alle 07:30 dallo stesso autore - torna alla home Niente trattamenti di favore per la ragazza marocchina nonostante le telefonate di Palazzo Chigi. E nessuna parentela con Mubarak. Oltre all’affidamento a Nicole Minetti.
Pietro Colaprico su Repubblica racconta particolari incredibili sulla storia di Ruby H.. Come il tentativo di spacciarla per parente di Mubarak, con tanto di clamorosa smentita dell’ambasciata egiziana.

L’AUDI R8, REGALINO DI FAMIGLIA - La volta che viene fermata perché ha cinquemila euro in tasca e spiega che non c’è nulla di strano: lei fa sfilate ed è amica di Lele Mora. Infine, il particolare dell’auto:

Nei verbali milanesi, Ruby aveva raccontato di aver ricevuto in regalo da Berlusconi un’auto. Ieri, ricostruendo le storie delle feste con «bunga bunga» ad Arcore e dei soldi, dei gioielli, dell’abito di Valentino, avevamo omesso di citare il modello dell’auto. Bene. Alle ragazze come lei, sistemate nella comunità di Sant’Ilario, sui colli della città, che cosa raccontava Ruby? «Voi non lo sapete, ma Berlusconi mi ha regalato anche un’Audi R8». Le amiche di chiacchierata l’avevano presa per un’esagerazione, ma il modello corrisponde al verbale. “Arriviamo, io ed Emilio Fede, poi Silvio – dice – mi trattiene e nel giardino della villa mi mostra l’Audi e dice che è per me”.
Ruby sa bene che l’emersione della «connection» (umana, e anche un po’ grottesca) tra lei, scappata dalla casetta di Letojanni, e gli inviti con grande sfoggio di generosità da parte di Silvio Berlusconi, è cominciata (ed è anche «sparita») in questura. Era la notte tra il 27 e il 28 maggio. Cinque mesi fa. Che cos’è dunque successo tra il primo piano e lo stanzone dei fermati, quando Ruby, accusata di furto, senza documenti, incontra gli agenti? La moviola delle indagini s’è messa di nuovo in movimento. E si va avanti fotogramma per fotogramma. La «pratica Ruby», e cioè la storia burocratica della diciassettenne Karima (il suo vero nome), residente a Letojanni, figlia di un venditore ambulante e di una casalinga con la passione per lo spettacolo, formalmente è a posto. La famiglia, avvertita durante il fermo, di lei non vuole sapere nulla di nulla. E a prenderla in questura a quel punto va Nicole Minetti, che però ha fatto sapere proprio ieri di non aver mai ospitato la ragazza a casa sua.

LA SMENTITA DI BERLUSCONI – Intanto ieri Silvio, dopo il Consiglio Europeo, ha voluto parlare della storia di Ruby-Karima. “Il bunga bunga è un’altra cosa, una cosa seria…», ha detto rientrando in albergo dopo il consiglio europeo scherzando con i giornalisti sull’inchiesta in cui la giovane Ruby parla del rito del ‘bunga bunga’. «Ho già detto la cosa, non ho mai fatto interventi di un certo tipo: ho semplicemente segnalato che c’era una persona che si proponeva per l’affidamento. Tutto qui», ha poi aggiunto. «Non credo assolutamente attraverso Palazzo Chigi. C’è solo stata una telefonata per trovare qualcuno che potesse rendersi disponibile all’affidamento per una persona che ci aveva fatto a tutti molta pena perchè aveva raccontato a tutti una storia drammatica a cui noi avevamo dato credito. Tutto qui».

LA COINQUILINA: “SI PROSTITUIVA” - Michelle, modella brasiliana 32enne che per qualche tempo ha ospitato Ruby a casa sua, racconta al Corriere anche che la ragazza le ha confessato che si prostituiva. “Adescava clienti in alcuni bar in zona Buenos Aires”, scrive Gianni Santucci. E c’è anche altro: Karima cacciata di casa che si vendica accusando Michelle di averla sfruttata e di averle rubato due borse e una collana di oro bianco, sequestrate dalla polizia. «Sono mie», taglia corto Michelle: è indagata.
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Corriere della Sera
Il Pdl, il governo e la paralisi
Il coraggio della verità


Che cos’altro deve succedere perché il Pdl si ricordi di essere, sia pur allo stato fantasmatico, un’entità che dice di essere un «partito»? Che cos’altro deve succedere perché i suoi deputati e senatori si accorgano che continuando così almeno la metà di loro non rivedrà mai più il Parlamento, e può considerare chiusa la propria carriera politica? Eppure, che la situazione della maggioranza sia sull’orlo del collasso è evidente a tutti, così come è altrettanto evidente che di questo passo rischia di subire un danno irreparabile l’immagine stessa del Paese e quel poco o tanto che resta del suo rango internazionale.

Non si tratta dell’avventurosa vita notturna del presidente del Consiglio, della quale egli mostra troppo spesso di sottovalutare i rischi. Fin dall’inizio ci siamo volenterosamente sforzati di dire che in fondo (e sia pure entro certi limiti) tutto questo riguardava la sua vita privata: convinti tra l’altro, come i fatti hanno finora dimostrato, che non sarebbe stato certo agitando tali argomenti che l’opposizione sarebbe mai riuscita ad avere la meglio. Né si tratta della ben nota disinvoltura istituzionale del premier: disinvoltura che spetterà al magistrato appurare se nell’ultima vicenda della ragazza marocchina abbia superato o no il confine della legge. No, non si tratta di tutto questo, o non solo di questo. E neppure tanto della paralisi dell’azione di governo, che pure è un dato reale. Si tratta del fatto che negli ultimi mesi è venuta meno nell’esecutivo qualunque capacità di direzione e di coordinazione, qualunque consapevolezza della quantità e della gravità dei problemi sul tappeto se non al livello della pura emergenza. Palazzo Chigi ha perduto la pur minima capacità di ascoltare e di rappresentare il Paese. L’Italia è — ed ancor più si sente — una nazione allo sbando. Chi ha la responsabilità di essere stato eletto dal popolo lo capisce? Ha gli occhi per vederlo?

È dunque inconcepibile che in una situazione del genere non si apra nel Pdl una discussione approfondita e senza riguardi per nessuno su quello che sta accadendo. Ripetere, come fanno un po’ tutti i suoi esponenti, che questo sarebbe il momento di «resistere », di «tener duro», di «restare uniti», è un vano esercizio retorico da assedio di Forte Alamo. Nella sostanza è puro nullismo politico. Per giunta all’insegna dell’ipocrisia, dal momento che è noto a tutti come, tra l’altro, proprio i «resistenti» più esagitati siano assai spesso quelli che, nei capannelli e dietro le quinte, vanno poi dicendo le cose peggiori sul conto del presidente del Consiglio, rivelando e stigmatizzando, quasi con sudicio compiacimento, le sue défaillance di ogni genere.

Non è più il tempo dei camerieri zelanti e bugiardi. È giunto il tempo della verità.

Se vuole avere ancora un qualche futuro politico, se non vuole ripetere in un registro grottesco la tragedia del Partito socialista nel 1992-1993, il Pdl deve dimostrare oggi— oggi o mai più — di volere, e di potere — essere un organismo politico reale. Fermandosi a considerare la propria storia e affrontando quei nodi che fin qui non ha mai voluto affrontare. C’è bisogno di ricordarli? Il ruolo, certamente decisivo ma a dir poco ingombrante del suo fondatore e capo, di Berlusconi; il modo di reclutamento e la qualità del suo personale politico, sempre cooptato e quasi sempre improbabile e raccogliticcio, quasi sempre privo di vera esperienza e di legami con l’elettorato (e in più di un caso anche di dubbia o accertata pessima origine); l’assenza patologica al suo interno di discussione e di decisioni collettive; l’ottuso compiacimento plebiscitario, il disprezzo plebeo per la costruzione di qualunque consenso che non sia quello da comizio. E infine il carattere e lo scopo del proprio programma, del proprio ruolo politico generale. Non si può campare in eterno sull’abolizione dell’Ici o sull’opposizione virulenta alla sinistra e alle procure della Repubblica. L’Italia ha bisogno di qualcos’altro. Di molto altro. Per tutto ciò è inevitabile dispiacere al Cavaliere? Certamente. Ma il destino di un’ormai lunga e importante avventura politica oggi si decide su questo e solo su questo: sulla verità e sul coraggio di dirla.

Ernesto Galli della Loggia
01 novembre 2010
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Ruby cambia versione. Berlusconi: "Sono fiero del mio stile di vita"
di Alessandro Ambrosin Dimensione carattere Riduci grandezza carattere incrementa grandezza carattere Stampa E-mail Comments (1)

Karima Keyek alias Ruby ROMA - Karima Keyek alias Ruby accusa i giornalisti di aver travisato la sua deposizione e cerca di ritrattare confidando di essere stata solo una volta ad Arcore, fingendosi una 24enne.

Poi corregge le affermazioni precedenti riguardo alle regalie giunte dal premier. Avrebbe ricevuto solo una fiammante Audi, 7mila euro in contanti e una collana firmata Damiani. Berlusconi intanto glissa sull'argomento e afferma di voler aiutare i bisognosi definendo questa vicenda immondizia per la stampa. Sul famoso Bunga Bunga, invece, inizialmente dice che è una barzelletta e poi la fa passare come una cosa seria. Ma cosa sia esattamente questa sorta di danza tribale nessuno lo sa. Un mistero. E non contento il premier aggiunge di essere orgoglioso del suo stile di vita. "Faccio una vita terribile, ho orari disumani. Io sono - ha precisato - una persona giocosa, se ogni tanto sento il bisogno di una serata distensiva come terapia mentale per pulire il cervello da tutte le preoccupazioni, nessuno alla mia età mi farà cambiare stile di vita del quale vado orgoglioso."


Indubbio la legittimità di fare ciò che si vuole, purchè nello svolgere certi ruoli prevalga il buon senso e la dovuta etica istituzionale. Non certo per una forma di ipocrisia morale, bensì perchè stiamo parlando della quarta carica dello Stato, cioè colui che ci rappresenta tutti, nessuno escluso.

Tuttavia ormai i riflettori si sono accesi e sono tutti puntati su questa storia poco chiara anche per i magistrati che stanno cercando di trovare conferme sulle rivelazioni sconvolgenti della giovane marocchina.
Una ragazza irrequieta, difficile e dai racconti fantasiosi. Così la dipinge, invece, il sindaco di Letojanni, il paesino dove dal 2003 Ruby vive con il padre, la madre e tre fratelli. E come un fiume in piena non si arrestano nemmeno le dichiarazioni dei politici, tra chi chiede che l'opposizione presenti una mozione di sfiducia e le dimissioni del premier e chi, al contrari,o accusa la stampa "comunista" di voler screditare il cavaliere a tutti i costi attraverso l'uso fantasioso del gossip. Insomma, siamo all'ennesimo scandalo politico a sfondo sessuale che inevitabilmente fa tornare alla memoria le parole di Veronica Lario rilasciate durante un'intervista a Repubblica, quando pubblicamente chiese la separazione da suo martio Silvio. "Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene".


E' indubbio che in seguito allo scandalo delle candidature nel Pdl di ragazze appariscenti, ma dalla preparazione politica discutibile, dopo il caso Noemi e quello della escort Patrizia D'Addario, resti viva la curiosità di scoprire cosa si celi dietro questa vicenda, che se confermata penalizzerebbe ulteriormente l'immagine di questo paese in preda alla corruzione. A partire dalla famosa telefonata pervenuta alla Questura di Milano la sera tra il 27 e il 28 maggio 2009, che presumibilmente giunse dalla segreteria del Consiglio dei Ministri affinchè la giovane ragazzina, la quale veniva spacciata come la nipote del presidente egiziano Mubarak, fosse rilasciata. Se così fosse si tratterebbe di un vero e proprio abuso di potere. Berlusconi, dal canto suo, definisce questa notizia una balla colossale e replica ribadendo che a casa sua ci vanno solo persone per bene.


Ma tanto per bene Ruby non lo era, almeno in quel periodo, visto che era addirittura accusata di furto. Oppure basta essere una bellissima ragazza per essere graziata o aiutata dal premier? Sì, perchè Berlusconi da un lato nega di aver fatto interventi a vantaggio di Ruby, ma poi afferma di aver segnalato che c'era una persona che si proponeva per l'affidamento, perchè la storia drammatica di Ruby l'aveva impietosito. Persona che poi risulterebbe essere Nicole Minetti, l'ex soubrette di cafè Colorado e igienista personale del premier.

Tuttavia sorge un altro dubbio da chiarire. Da ieri vengono diffuse le foto della minorenne, mentre balla sul cubo di una discoteca in atteggiamenti sensuali e provocanti. Possibile che nessuno abbia mai chiesto alla giovane la carta d'identità? Ruby all'epoca non aveva neppure compiuto 17 anni e questo per la Legge si chiama sfruttamento minorile, almeno per quanto concerne le occupazioni che si svolgono all'interno dei locali notturni. Solo il prossimo primo novembre Karima compirà 18 anni. E staremo a vedere se anche per lei raggiunta la maggiore età si apriranno delle porte importanti. Proprio come un copione che abbiamo già visto

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La repubblica - Bossi
IL GOVERNO
Bossi: "Silvio non doveva chiamare la polizia"
"Poteva telefonare a me o a Maroni"
Il leader del Carroccio tra il serio e l'ironico, poi assicura: "Se il governo cade la Lega se la cava". "Questi non sono veri scandali, i veri scandali sono il concorso per notaio: si sono trovati quelli di Roma e del Sud col tema in mano"
di RODOLFO SALA
Umberto Bossi
PECORARA (Piacenza) - Un po' di fastidio per quella telefonata fatale fatta dal premier alla questura di Milano, Umberto Bossi lo aveva già espresso tre giorni fa, durante la segreteria della Lega. Adesso il Senatùr ci torna su. A modo suo. "Non so niente - risponde a chi gli chiede se sia ancora arrabbiato - e comunque mi pare non ci sia nulla di penalmente rilevante; ma è chiaro che la telefonata Berlusconi poteva farla fare a qualcun altro". Insomma, "quelle cose lì è meglio non farle", almeno poteva consultarsi. Con chi? E qui il leader del Carroccio non si sa se scherza o dice sul serio: "Poteva chiamare me, oppure Maroni...".

Eccolo qui il saluto del ministri delle Riforme alla festa della zucca, appuntamento che i leghisti tengono ormai da qualche anno a Pecorara, nel Piacentino. C'è anche Giulio Tremonti, che ha casa da queste parti. E con il ministro del Tesoro, - indicato come possibile guida di quel governo tecnico che, almeno a parole, i leghisti dicono di vedere come fumo negli occhi - sono tutte rose e fiori. L'"amico" Giulio non parla di politica: "L'unico messaggio che possiamo dare - scherza dal palco - è che abbiamo la zucca dura". Ma di governo tecnico torna a parlare Bossi. Per ribadire che la Lega non lo teme affatto, anzi. Certo, un esecutivo diverso da quello uscito dal voto servirebbe solo "a bloccare il federalismo". Ma se qualcuno, soprattutto dopo l'ultimo scaldalo che ha coinvolto il premier, sta spingendo l'acceleratore per fare un governo nuovo, alla Lega non andrebbe poi così male. Bossi lo dice così, rispolverando tra l'altro vaghe suggestioni secessioniste: "Noi ce la caveremmo perché il Nord muoverebbe masse enormi contro il centralismo italiano". E a quel punto sarebbe naturale per il popolo verde mettere in dubbio perfino l'appartenenza alla nazione: "Non possiamo stare in uno Stato così". La deadline del governo sembra fissata a inizio anno: "Non so se cadrà gennaio, ma per quella data io spero di aver portato a casa definitivamente il federalismo".

Segue la difesa d'ufficio di Berlusconi, che sarà anche stato incauto con quella telefonata, ma nulla di più. "I veri scandali - insiste Bossi - vengono nascosti per colpire Silvio; sono veri scandali quelli commessi da altri, come nel caso del concorso per diventare notaio: si sono trovati quelli di Roma e del Sud con il tema già in mano...". C'è anche un vistoso rimprovero alla presidente di Confindustria Marcegaglia, che accusa il governo di essere "senza iniziativa", "Uè, Emma - sbotta il Senatùr - quando ci sono problemi è inutile che tu aggiunga difficoltà a difficoltà".

Ma sul governo tecnico intervengono altri due pezzi da Novanta della Lega. Il primo è Roberto Maroni, che da Varese vuole allontanare con forza l'idea di un dietro front del Carroccio: "Di governo tecnico noi non abbiamo parlato perché non c'è nessuna possibilità: ce n'è uno in carica e se questo cade, come abbiamo sempre sostenuto, si deve andare al voto". Il resto sono solo "invenzioni dei giornali". Poi Roberto Calderoli, che replica ai nuovi affondi del presidente della Camera: "Se davvero Gianfranco Fini vuole dare un reale e concreto contributo al rilancio del Paese, allora sotterri l'ascia di guerra e fumi il calumet della pace con Berlusconi". E ancora: "Quello che la gente non riesce a capire non sono le polemiche sulla vita privata del premier, ma perché una maggioranza come quella uscita dalle urne nel 2008 non sia più quella di allora". Conclusione di Calderoli: "Ritorniamo a quella maggioranza e governiamo fino al 2013, oppure andiamo tutti da Napolitano a chiedergli di staccare la spina e far decidere il popolo con le elezioni".

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Ma cos'è il "Bunga Bunga"? Non si sa esattamente. Le due paroline dal suono molto africano sono uscite dalla bocca della ragazza marocchina Ruby che ai pm di Milano ha raccontato di feste nella villa di Arcore del presidente del Consiglio, dove gli ospiti conoscevano le regole di questo "gioco". "Silvio mi disse che quella formula l'aveva copiata da Gheddafi: è un rito del suo harem africano", così nei verbali la diciassettenne nord-africana definisce i dopo-cena con il premier.

Per altri sarebbe legato ai racconti a luci rosse del leader libico Gheddafi , per altri ancora è un riferimento ad una barzelletta, già citata da Noemi Letizia nell'aprile 2009 in un'intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno. L'allora diciottenne di Casoria, al cui compleanno partecipò il premier, parlò di una barzelletta raccontatale dal suo "papi". "Vi sono due ministri del governo Prodi che vanno in Africa, su un’isola deserta, e vengono catturati da una tribù di indigeni. Il capo tribù interpella il primo ostaggio e gli propone: 'Vuoi morire o Bunga-bunga?'. Il ministro sceglie: 'Bunga-bunga'. E viene violentato. Il secondo prigioniero, anche lui messo dinanzi alla scelta, non indugia e risponde: 'Voglio morire!'. Ma il capo tribù: 'Prima Bunga-bunga e poi morire'". Barzellette a parte, cercando online, si trova una definizione decisamente erotica del "Bunga bunga". Sta di fatto che sulla Rete sono iniziati ad apparire i primi video di questa nuova "danza sexy", diventata il nuovo "waka waka".


Mentre sarebbe solo un "salotto" per il direttore del Tg4 Emilio Fede, che secondo indiscrezioni dei quotidiani sarebbe indagato per favoreggiamento alla prostituzione insieme a Lele Mora (a cui avrebbe presentato Ruby per inserirla nel "giro"). "Di queste cose non so nulla, - dice Fede - il salotto lo chiamavano così. C’è un salotto a Villa San Martino con un bar, dove ci si sedeva, si beveva qualcosa, qualche volta c’era la musica". Ma "bunga bunga non so cosa sia". Fede smentisce la versione erotico-trasgressiva sulla festa raccontata dalla marocchina presente con lui, Lele Mora e l’ex igienista dentale del premier e oggi consigliere regionale lombardo Nicole Minetti. "Questa Ruby - dice Fede a Radio Città Futura - l’ho forse vista un paio di volte, non so chi sia, non ho mai avuto rapporti di alcun genere con lei, non l’ho presentata a Lele Mora, non l’ho presentata a Berlusconi. Le serate a cui ho partecipato erano nella piena e totale normalità, con questa Ruby non sono mai andato da nessuna parte, non me lo ricordo affatto di essere andato con lei in limousine. Certo, ci sono state delle cene dove ero invitato, ma nessuna festa con ragazze nude, mai vista una persona nuda da Berlusconi. A Villa San Martino c’erano ragazze che venivano a cena, ma erano semplici cene, mai con un risvolto di trasgressione".


BERLUSCONI: "SONO UNA PERSONA DI CUORE". Intanto, in occasione della conferenza stampa ad Acerra sul tema dei rifiuti, Berlusconi ha risposto alla domanda di una giornalista sul fatto che la presidenza del Consiglio avrebbe favorito il rilascio di Ruby in un commissariato di Milano dopo che era stata arrestata per un furto di denaro in un appartamento in cui era stata ospitata da tre ragazze. A venirla a prelevare in commissariato sarebbe stata Nicole Minetti. "Io sono una persona di cuore e quindi mi occupo dei problemi delle persone. - ha risposto Berlusconi - Ma qui sto parlando di spazzatura vera, della spazzatura mediatica non mi occupo, la lascio a voi". Poi, quando il sottosegretario Bertolaso stava per intervenire, il premier lo ha stoppato e ha detto: "Facciamo come ad Annozero: su domande, insulti e altre sconcezze, da parte mia contraddittorio zero".

RUBY: "SONO AMAREGGIATA, MIA VERITA' MANIPOLATA". E’ possibile rintracciare fotografie e articoli che testimoniano la presenza di Emilio Fede nella giuria di un concorso di bellezza, a Sant'Alessio Siculo, nel settembre 2009, cui partecipa anche Ruby. Alcuni articoli di giornali locali, ad esempio, citano “l'egiziana Ruby H.”, sedicenne, che abita a Letojanni, nel messinese, come vincitrice del titolo ragazza Capo Sant'Alessio. Intanto, dopo una mattinata in cui si sono succedute precisazioni, prese di distanza e richieste di chiarimenti, lei si difende: “Sono amareggiata, la mia verità è stata manipolata”.

SU FACEBOOK LA SUA FOTO: "RUBY RUBACUORI". "Ruby? Certo che me la ricordo. E come si fa a dimenticare una come lei: molto appariscente, molto, molto scosciata, quasi in mutande, quando in discoteca faceva la ragazza immagine o meglio non so se si imbucava. A me aveva detto che aveva 18 anni". Maurizio Piperissa, fotografo di eventi di Genova, è quello che ha immortalato Ruby Rubacuori, così la ragazza di origine marocchina si firma su Facebook, sul profilo del social network. E la foto, scattata da Piperissa, è mozzafiato: un bianco e nero dove l'unica traccia di colore sono le labbra rosso vermiglio della procace minorenne ritratta in guepiere. "Venerdì scorso - spiega Piperissa - ero in una discoteca molto nota e Ruby era lì a ballare, non so se ingaggiata come ragazza immagine oppure se si era imbucata".


LA DIFESA DEI MINISTRI GELMINI E FRATTINI

Stamani tocca ai ministri dell'Istruzione Mariastella Gelmini, e degli Esteri, Franco Frattini, difendere Silvio Berlusconi, escludendo ipotesi di dimissioni e di conseguente governo tecnico. "Ogni sei mesi ne tirano fuori una del genere, che si dimostra ogni volta basata solo su falsità. si vede che non imparano dagli errori, perché il presidente è sempre uscito rafforzato da questi bagni di fango, come dimostrano le elezioni. se vanno avanti così avremo Berlusconi premier per i prossimi dieci anni", ha detto stamani Gelmini. "Fini ha sbagliato due volte, perché è presidente della Camera e dovrebbe essere imparziale e perché è sembrato un attacco personale", aggiunge Gelmini. Frattini è allineato e definisce "difficile che un siffatto scenario [altro governo magari con un nome indicato da Berlusconi] si realizzi". E sulle parole di Fini dice: "Si convinca che l'instabilità permanente non giova a nessuno".
Frattini nega qualunque preoccupazione da parte delle cancellerie straniere. "No, chiedono informazioni sulle possibili elezioni anticipate, sugli strappi di mezza estate della maggioranza. Chiedono conto del continuo stillicidio che riguarda la stabilità di governo, che è un valore per un Paese".

CASO RUBY: GLI SVILUPPI DELL'INCHIESTA

La questura di Milano ha gestito la vicenda Ruby seguendo "tutte le regole, le norme e le prassi" e, dunque, "non c'è nulla da eccepire" al comportamento degliuomini e delle donne che erano in servizio la notte del 27maggio, quando il premier Silvio Berlusconi telefonò in via Fatebenefratelli interessandosi alla vicenda della giovane marocchina, fermata poco prima con l'accusa di furto. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni difende l'operato della polizia, anche se non spiega fino in fondo tutti i punti che ancora restano da chiarire, primo tra tutti il perchè Ruby sia stata affidata al consigliere regionale Nicole Minetti nonostante - come hanno confermato anche oggi fonti giudiziarie - dal tribunale dei minorenni non fosse arrivata l'autorizzazione.

Il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini ha sentito come testimone l'ex questore Vincenzo Indolfi per far luce su quanto accaduto negli uffici di via Fatebenefratelli nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi, quando Ruby venne trattenuta e poi affidata alla consigliera regionale Nicole Minetti.

Quella notte arrivò una telefonata da Palazzo Chigi in cui si sosteneva che la ragazza era nipote del presidente egiziano Mubarak e si segnalava l'arrivo della consigliera regionale Minetti che si era offerta di prendere in affido la giovane.

 

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La storia e i mille volti di Karima-Ruby, modello negativo e vincente
Da La Repubblica del 5 novembre 2010

Viaggio a Genova nella comunità che ha ospitato la ragazza marocchina al centro dello scandalo che coinvolge Silvio Berlusconi. Chi le è stato vicino, la ricorda come un "rischio" per le altre ragazze seguìte dal centro. Il racconto dei tassisti che non pagava mai. Come quello che una sera la portò fino a Milano. "Signor presidente del Consiglio, perché non me li dà lei i miei 350 euro?"
di Concita Sannino

GENOVA - Pareti rosa incendiate da un panorama mozzafiato, i pini e il mare a strapiombo di Nervi. Dalle finestre della sua vecchia vita, la camera a tre letti della comunità Kinderheim dove Ruby è entrata minorenne, irrompe solenne l'azzurro di golfo Paradiso e forse anche a quella luce sfuggiva l'accompagnatrice dai mille volti e dalla vita pericolosa, Karima El Mahroub, cioè Ruby, cioè Sabrina, anzi Lory Martins, il nome con cui, solo qualche stagione fa, si fece spacciare per una brasiliana diciottenne e vinse addirittura una fascia nel concorso miss Brianza.

Conviene ripartire da qui, dallo stanzone arrampicato sulle creuze de ma, un ambiente decoroso con gli zaini a terra e la biancheria in disordine, ora che il modello Ruby diventa il "nemico" con cui devono vedersela educatori, scuola e vita reale. Ora che Genova alza le spalle - "Meno male che se n'è andata" - anche se forse continuerà a nascondersi qui. Ora che nessuno vuole vedere le troppe Ruby al lavoro nel triangolo Genova-Savona-Milano. E che c'è un giro milionario di residence cittadini o di casermoni di periferia trasformati in alcove di lusso o in squallidi rifugi per signorine dell'est.

"Abbiamo avuto poco tempo per raddrizzarle la vita, le cose erano ormai già molto avanti e da un pezzo", ragiona Gigliola Graziano, la settantenne direttrice della comunità per minori Kinderheim di Sant'Ilario, con l'amarezza di un fallimento e il pudore delle parole generiche, come se Karima fosse ancora una delle sue ragazze. "La chiamavano al telefono e lei scappava. Se le dicevamo 'non andare, poi bisogna chiamare la polizia', lei rispondeva 'allora mi calo dalla finestra così mi faccio male, mi spezzo una gamba, non è peggio?'. Con un sorriso ti salutava e io riuscivo a farle una carezza. Ricordo le sere in cui tornava semplice, solo Karima, una ragazzotta alta e simpatica, con cui si faceva il programma di vedersi un film sul divano. Poi arrivavano quelle maledette telefonate. E lei cambiava. Era Ruby, rapita dal resto".

Daniela, l'educatrice quarantenne del centro, mostra la sua stanza, spalanca quelle finestre e aggiunge: "Di questo mare, della bellezza non sapevano che farsene, lei e le altre. L'unico obiettivo: stare in centro e divertirsi. Ruby ti dà proprio l'impressione di una che se la caverà sempre. Bugie o non bugie, disperazione o polizia alle calcagna. Bella, elastica, intelligente. Ecco perché il fatto che uscisse e entrasse, con i soldi e le cose firmate, faceva molto invidia, destabilizzava un po' le altre".

Modello Ruby. Vincente, ancorché detestato, per le coetanee. Regina della notte per i clienti del Fellini, dell'Albikokka, dello Sgrunc. Incubo ricorrente di forze dell'ordine e tassisti. Che di lei ormai sapevano tutto, compresa la sbandieratissima amicizia con il premier, del quale la ragazza mostrava, pur di accreditarsi, i numeri personali. Persino a uno sconosciuto e buggerato autista, come Fabrizio Croce, 42 anni, sposato e padre di due figli. Fabrizio non è solo l'ultimo dei tassisti truffati dopo le lunghe corse, in ordine cronologico, ma soprattutto quello minacciato con un coltello, a Milano, dagli "amici nordafricani della signorina". Mentre, a sentire il presidente della cooperativa genovese, Valerio Giacopinelli, "le nostre auto che vantano crediti da Ruby sono tante, troppe. Saliva sulle auto e non pagava".

Inquietante è il racconto reso da Fabrizio. Ricevette una chiamata il 14 ottobre scorso, a mezzanotte, dal locale Albikokka di Genova Quarto. "A chiedere il taxi è una ragazza che dice di chiamarsi Sabrina. Purtroppo io non l'ho collegata a quella che aveva imbrogliato altri miei colleghi. Vado lì al locale, e lei mi dice che dobbiamo andare a Milano, ma non devo preoccuparmi perché pagheranno i suoi amici una volta arrivati a destinazione". Durerà oltre tre ore il viaggio fino a Milano, tra varie soste, anche per prendere a bordo un'amica romena, giovanissima e spaventata.

Ma Ruby in auto parla. Tanto. Racconta di essere nel giro di Lele Mora, di avere ingaggi con vari locali non solo a Genova ma a Milano, dice - stando al racconto di Fabrizio Croce - "che il presidente Berlusconi è suo amico e lei lo frequenta. Io sorrido e mi mostro preoccupato del denaro della corsa, voglio che sappia che la considero una mitomane e che quindi non si sognasse di prendermi in giro, ma lei per tutta risposta mi mostra lo schermo del suo cellulare con evidenziati i numeri di Berlusconi, almeno tre. Mi sorprende, ma quella notte non le credo mica". Poi Ruby gli dice finalmente di fermarsmi, "ecco, siamo quasi al locale Armani". Lui dice che la scorta fino a quando non avrà i suoi soldi, lei spazientita chiama al telefono, fa arrivare una banda di amici. Ed è qui che Fabrizio, per la prima volta, ha paura. "Li vedo venire in sette o otto, tutti nordafricani. Il più grosso di loro mi mostra un coltello, mentre Ruby scappa, si infila alle loro spalle, ridacchia e sparisce. L'uomo mi dice: 'tassista genovese, scappa e non rompere i c... oppure ti fai male'". Fabrizio gira le spalle, non vedrà mai più i suoi 350 euro. E oggi, sarcastico, lancia un appello: "Presidente Berlusconi, perché non me li dai tu i miei soldi? A casa siamo in quattro e lavoro solo io. Visto che sei un uomo di gran cuore, io non mi vergogno se mi risarcisci tu per la tua amica. Non mi vergogno di portare a casa i soldi guadagnati con il mio lavoro".

Anche al residence di via Rivarolo, tra i loft e le proprietà del manager Tony Matera, dove viveva Ruby e dove ora sostano bionde ragazze romene o ucraine, chissà perché impaurite, senza un lavoro, guardandoti mute dai grandi vetri dei piani alti, a Ruby vogliono voltare le spalle. "Un viavai inquietante si vedeva qui d'estate e d'inverno. Con queste auto scure o questi taxi che le venivano a prendere. Non è servito a niente protestare", racconta Maria, un'anziana signora che vive lì accanto con figlia e nipoti.

Dimenticare Ruby e il suo "modello". Ecco perché nel centro, come nelle creuze de ma, nelle mulattiere che dai parchi scendono sulla costa, non sanno più cosa farsene di un simbolo negativo. "A Sant'Ilario avevamo Bocca di Rosa. Nessuno scambio con Ruby, la matta che si sta rovinando la vita, e ha rovinato Genova". E nessun missionario disposto a salvarla.

(04 novembre 2010)

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