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Le sei notti di Ruby in villa
e le testimoni sfuggite a Ghedini
Le prove che incastrano Berlusconi.
L'avvocato del premier ha tentato di blindare le verità scomode delle
ospiti delle feste a Villa San Martino. Quei bunga bunga con le ragazze
vestite da poliziotte.
di Giuseppe D'Avanzo
L'avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, è stato molto
giudizioso tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, ma non ha
preso in considerazione che al mondo esistono anche donne normali.
Testimoni che non mentono.Che rispondono con lealtà alle domande della
magistratura. Torna comodo muovere dai suoi passi per sbrogliare una
matassa che, in capo a non più di sei settimane (21/26 febbraio),
potrebbe condurre il presidente del Consiglio dinanzi al giudice con
l'accusa di concussione e soprattutto di "favoreggiamento della
prostituzione minorile" (un reato punito con la reclusione da sei a
dodici anni). Bisogna seguire Ghedini perché è lui - l'avvocato - che,
nonostante le risorse, l'impegno e la tenacia, manca clamorosamente il
colpo. Si lascia sfuggire qualche testimone risolutivo. Sottovaluta
quali prodigi investigativi si possono accumulare analizzando con
pazienza il traffico telefonico, scrutinando la localizzazione
cell-based con metodi capaci di definire la cellula che "ospita" un
telefono mobile e quindi, con un margine di errore di cinquanta metri,
il luogo in cui è attivo (o inattivo) quel "terminale". Le tracce che si
lascia dietro un cellulare possono "raccontare" la vita, gli incontri,
le relazioni, i movimenti, i tempi di una persona. di un gruppo di
persone.
Occorre comunque, per capire, ricordare qual è lo stato di allarme di
Berlusconi in primavera. Già il 27 maggio il capo del governo ha tra le
mani tutte
le ragioni per sentirsi molto preoccupato. Ruby - minorenne - è in
questura, quella notte. Quando Michelle Conceicao de Oliveira, una
prostituta brasiliana, lo chiama a Parigi, il Cavaliere ha ben chiaro
che è finito in un guaio grosso. Quella Ruby, che il Sovrano presenta
come "la nipote di Mubarak" agli amici, ha la lingua lunga. Spesso è
fuori controllo. È facile all'ira, se trascurata. Il Cavaliere nemmeno
osa pensare, quella notte, quale calamitosa frittata può venire fuori se
la ragazza va "fuori di testa" e racconta ai funzionari della questura
di Milano che lei, Ruby - Karima el Mahroug, 17 anni e sei mesi - è da
tre mesi "la favorita" del Sultano. Lo sappiamo. Quella notte, il capo
del governo gioca abusivamente tutta la sua autorità per "liberare"
Ruby. Convince i funzionari della questura a qualche mossa "indebita"
(nasce qui l'accusa di concussione): Karima può allontanarsi lungo via
Fatebenefratelli con accanto Nicole Minetti.
La storia, come l'angoscia del Cavaliere, è soltanto all'inizio. Dopo
qualche tempo, Lele Mora, definiamolo il direttore del carosello
notturno che gira ad Arcore per l'esclusivo diletto del Sovrano, sa che
la ragazza è stata più volte interrogata dalla procura di Milano in
luglio e ancora in agosto. Che cosa ha detto? Quel che ha detto ora, più
o meno, lo sappiamo. Ruby svela che il 14 febbraio, giorno di San
Valentino (ha 17 anni e novantacinque giorni) la chiama Emilio Fede e le
dice: ti porto fuori. Non dice dove, non dice con chi o da chi. Il
giornalista (ottantenne) passa a prenderla con un auto blu. Ruby sale e
filano via scortati da un gazzella dei carabinieri verso Arcore. Non
entrano dal cancello principale, dove ci sono i carabinieri, ma da un
varco laterale. Dice Ruby ai pubblici ministeri: "Vengo presentata a
Silvio. È molto cortese. Ci sono una ventina di ragazze e - uomini -
soltanto loro due, Silvio ed Emilio. Cenammo, ma non rimasi a dormire.
Dopo cena, andai via. Alle due e mezza ero già a casa. Con un abito
bianco e nero di Valentino, con cristalli Swarovski, me l'aveva regalato
Silvio. La seconda volta vado ad Arcore il mese successivo. Andai con
una limousine sino a Milano due, da Emilio Fede, e da lì, con un'Audi,
raggiungemmo Villa San Martino. Silvio mi dice subito che gli sarebbe
piaciuto se fossi rimasta lì per la notte. Lele Mora mi aveva anticipato
che me lo avrebbe chiesto. Mi aveva anche rassicurato: non ti
preoccupare, non avrai avance sessuali, nessuno ti metterà in imbarazzo.
E così fu. Cenammo e dopo partecipai per la prima volta al "bunga bunga".
(Ruby descrive agli stupefatti pubblici ministeri milanesi la cerimonia
con molta vivezza). Io ero la sola vestita. Guardavo mentre servivo da
bere (un Sanbìtter) a Silvio, l'unico uomo. Dopo, tutte fecero il bagno
nella piscina coperta, io indossai pantaloncino e top bianchi che Silvio
mi cercò, e mi immersi nella vasca dell'idromassaggio. La terza volta
che andai ad Arcore fu per una cena, una cosa molto ma molto più
tranquilla. Quando arrivai Silvio mi disse che mi avrebbe presentata
come la nipote di Mubarak. A tavola c'erano Daniela Santanché, George
Clooney, Elisabetta Canalis".
Non è il racconto che Ruby riferisce subito a Mora. Minimizza
all'inizio. Confonde i suoi ricordi. Non rivela tutto. Mora comprende
che la ragazza non dice tutto, dopo aver detto troppo in procura e
avverte il premier. Berlusconi che deve fare? Affida a Nicolò Ghedini il
contrattacco difensivo. Una segretaria di Palazzo Chigi convoca le
giovani ospiti del premier nello studio legale Vassalli in via Visconti
di Modrone a Milano per affrontare la questione delle "serate del
presidente".
Ghedini ha dunque l'incarico di proteggere "le serate" di Silvio
Berlusconi. Deve raccogliere da quelle giovani donne (stelle, stelline,
aspiranti stelline, prostitute giovani, giovanissime, italiane, latine,
slave, caraibiche) dichiarazioni giurate che confermino quel che il
Cavaliere va dicendo: si rilassa a volte, come è giusto che sia, ma in
celebrazioni che non hanno nulla di scandaloso o perverso. Sono
"testimonianze" necessarie per evitare al premier altro discredito. La
procura di Milano indaga per favoreggiamento della prostituzione Lele
Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti. Berlusconi teme che la
prostituzione, ipoteticamente favorita dai suoi tre amici, abbia il
teatro proprio a Villa San Martino nelle "serate rilassanti" che il
Cavaliere organizza. Anche nell'ipotesi peggiore, dice Ghedini, egli
sarebbe l'"utilizzatore finale". Anche se si scoprisse che le sue ospiti
sono minorenni, nessun problema penale: l'utilizzatore non è tenuto a
conoscere l'età della sua ospite. È fuori di dubbio, però, che sarebbe
meglio "documentare" che in quelle allegre serate il sesso non c'è. Ecco
la missione di Ghedini.
Interrogare le ragazze, raccoglierne i ricordi e lasciarle dire con buon
anticipo dell'innocenza di quelle occasioni. Ghedini può farlo. La sua
iniziativa è ineccepibile perché l'art. 391-nonies del codice di
procedura penale regola "l'attività investigativa preventiva" del
difensore "che ha ricevuto apposito mandato per l'eventualità che si
instauri un procedimento penale". Nell'eventualità che Berlusconi sia
indagato, Ghedini già prepara le prove non solo dell'estraneità del
Cavaliere, ma dell'insussistenza del "fatto". Lasciamo in un canto qui
l'abuso di potere che si intravede: decine di ragazzine, ragazze,
giovani donne, che hanno partecipato ai "bunga bunga" presidenziali,
sono convocate - addirittura a Villa san Martino - e trovano Ghedini.
L'avvocato chiede: mi racconta che cosa accade nelle serate del
presidente? Sono appuntamenti innocenti o peccaminosi? Si fa sesso? Lei
ha fatto sesso con il presidente? Quelle poverette non hanno né arte né
parte. Hanno una sola ambizione: fare televisione, apparirvi. Sono
addirittura in casa del grande tycoon, a un metro dal cielo. Arrivate a
quel punto, potrebbero mai dire una parola storta contro o sul conto del
presidente del consiglio? Ripeto, lasciamo da parte questo aspetto
dell'affaire perché ora conta l'abbaglio in cui incappa Ghedini.
L'avvocato colleziona le testimonianze delle "ragazze", diciamo così
dello spettacolo o le giovani e giovanissime professioniste del sesso e
pensa di aver un buon lavoro. Trascura (o, poverino, nessuno glielo
dice) che ad Arcore ci sono state anche donne che non hanno nulla a che
fare né con lo spettacolo né con la prostituzione.
Come la testimone A, ad esempio. È un'amica di Nicole Minetti. Le cose
stanno così. La Minetti, a Rimini, ha tre amiche del cuore al liceo.
Anche quando Nicole, all'esame di maturità viene bocciata, non si
perdono di vista. Una di loro - "assomiglia come tipo alla Carfagna",
dicono - si laurea in giurisprudenza e ora è prossima alla laurea in
economia. Minetti la invita a casa del presidente domenica 19 settembre
2010. Il 20 la giovane donna (A) chiama le altre due amiche. Alla prima,
che chiameremo B, racconta tutto al telefono in una lunga conversazione.
Alla seconda, che chiameremo C, dice invece che gliene parlerà da vicino
della sua serata ad Arcore.
A sarà interrogata (la prelevano all'università alla fine di un esame) e
conferma l'"imbarazzante serata", parole sue. B non sarà interrogata
(quel che può sapere lo si è già ascoltato nell'intercettazione dalla
viva voce dell'amica che le racconta la sua notte dal presidente). C
sarà convocata da Bologna. Frequenta un corso di specializzazione
post-laurea in attesa di affrontare il concorso in magistratura. È
seria, motivata, estranea all'ambiente del presidente. Dalla convergenza
delle due testimonianze e del documento sonoro, si può ricostruire che
cosa accade quella notte.
È dunque il 19 settembre 2010. A arriva a Milano. Va a casa della
Minetti a Segrate, Milano 2. Si cambia. Raggiungono due stelline dello
spettacolo televisivo (A ne conosce una, ne indica il nome) e poi tutte
insieme via verso Villa san Martino. All'ingresso è sufficiente il nome
- "Minetti" - per superare i controlli di polizia. A cena 20/25 ragazze,
più della metà straniere, e tre uomini: il Cavaliere, l'immancabile
Emilio Fede, Carlo Rossella, presidente di Medusa. Cena un po' noiosa.
Parla sempre il presidente. Racconta barzellette, canta. Tutti sono
chiamati soltanto a ridere e a cantare in coro. È soltanto un preludio.
Dopo cena, si scende in quella che tutti chiamano - dicono A e B - "la
sala del bunga bunga". È più o meno una discoteca, un banco con l'asta
per la pole dance, divani, divanetti, "camerini" dove le ragazze si
travestono da infermiere, da poliziotte, tutte con il seno nudo e poi
improvvisano uno striptease (stripper anche la Minetti), mimano scene di
sesso. Devono essere "convincenti", "spregiudicate", disinvolte e molto
disinibite ché le performance migliori saranno premiare con un invito a
restare per la notte (allo spettacolino sono presenti Rossella e Fede).
Dopo il "bunga bunga", si risale in un'altra sala dove Berlusconi
sceglie e comunica chi rimarrà per la notte. A racconta che qui
l'atmosfera si fa elettrica, competitiva, carica di adrenalina e
addirittura di odio. E' il momento clou della serata. Chi sarà la
favorita? Chi resterà? Chi avrà l'opportunità di "guadagnare" di più?
Non è che chi ritorna a casa va via con le mani vuote. Il premier -
ancora in un'altra stanza - congeda chi va via. E' qui che accoglie la
giovane A. C'è anche la Minetti. Berlusconi le chiede se si è divertita.
A dice: "No!".
Il Sovrano, alquanto risentito, chiede: "Perché?".
A rincara: "Mi sono sentita imbarazzata" (Dirà meglio alle amiche:
"Quello è malato, si vede che è un malato!").
B. le chiede un bacetto e le dà due cd di Apicella e tra i cd una busta
con quattro fogli da 500 euro. In auto sarà rimproverata dalla Minetti:
"Sei stata troppo dura, ricordati che potrà esserti di aiuto".
Queste testimonianze, sfuggite all'occhiuto Ghedini, non dicono soltanto
delle "serate rilassanti" del presidente. Chiudono un cerchio. Le
intercettazioni raccontano che è Emilio Fede a muovere la giostra.
Chiama Lele Mora e gli dà il via: "Stasera bunga bunga". Mora si muove.
Convoca stelline e prostitute. Sono consapevoli del "mestiere" di quelle
giovani donne, come è consapevole Berlusconi che le riceve e le
trattiene per la notte. Quando varcano il cancello di Villa san Martino,
nelle serate del "bunga bunga", l'amministratore personale del
presidente, Giuseppe Spinelli, ha già preparato e lasciato nella "stanza
dedicata" il numero necessario di buste con un vasto spettro di
retribuzioni, dai cinquecento euro per la presenza ai diecimila euro
"per la notte". E non sempre finisce così. Spinelli riceve anche dopo,
le telefonate della "ragazze". Si sono affannate a capire chi ha avuto
quanto e perché più delle altre e come ha fatto, che cosa ha fatto, che
cosa ha detto. Ci provano tutte con Spinelli, il giorno dopo. Il
segretario non è mai infastidito o impaziente. Ascolta con pazienza. La
risposta sempre uguale: "Ho bisogno di essere autorizzato, richiamerò".
E richiama, richiama sempre o per dire che "no, non ha ottenuto
l'autorizzazione" o "va bene, la busta è pronta". Queste scene devono
avere ancora dimostrare due questioni essenziali: Ruby si prostituisce?
Ha fatto sesso con Berlusconi? Sono quadri che la procura di Milano
ricostruisce con altri testimoni (amici di Ruby, "clienti" di Ruby prima
e dopo i mesi del "capriccio" del Sovrano) e soprattutto con l'ascolto
telefonico della ragazza. In una conversazione, un amico la prende in
giro: "E così, Ruby, hai preso il posto di Noemi Letizia". "No, caro mio
- risponde la "nipote di Mubarak" - Noemi per lui era un angelo, io per
lui sono..." È ancora il telefono di Ruby a rivelare le menzogne e le
omissioni e a svelare quante volte e per quanto la minorenne marocchina
si è intrattenuta a Villa san Martino. I giorni in cui il cellulare
della ragazza è presente nella cella di Arcore, notte e giorno, sono
sei.24, 25 (quella notte dormì ad Arcore anche Vladimir Putin) e 26
aprile 2010. E ancora il 1 maggio. Infine nei giorni di Pasqua e
Pasquetta, 4 e 5 aprile 2010 (oltre che il 14 febbraio, San Valentino,
quando però la ragazza - non ha mentito - torna a casa intorno alle 3
del mattino).
Dunque, ricapitoliamo. Ruby è una prostituta. La ingaggia Lele Mora.
Fede l'accompagna dal presidente del consiglio. Il presidente del
consiglio la paga per la sua presenza notturna in sei occasioni. È
sufficiente per contestare al capo del governo il favoreggiamento della
prostituzione minorile alla luce del secondo comma dell'art. 600-bis?
Bisogna farsi aiutare dalla lettura del codice penale. Se Lele Mora,
Emilio Fede, Nicole Minetti risponderanno del primo comma ("Chiunque
induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni
diciotto ovvero ne favorisce o sfrutta la prostituzione è punito con la
reclusione da sei a dodici anni e con la multa da 15.493 a 154.937),
Berlusconi dovrà rispondere del secondo comma: "Salvo il fatto
costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore
di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro
o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a
tre anni e con la multa non inferiore a 5.164". Qui si deve dire quanto
malaccorto sia stato Ghedini a confessare l'abitudine del Cavaliere a
farsi "utilizzatore finale" della prostituzione. Perché, è vero, che
questi non è imputabile, ma nel caso in cui la prostituta sia minorenne
è imputabile, eccome. Anche se non c'è stato "atto sessuale" in quanto,
per giurisprudenza costante della Cassazione, è configurabile come "atto
sessuale", in soldoni, anche una "palpazione concupiscente".

No! non ci meritiamo un presidente così!
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